Finale di partita
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
regia Gabriele Russo
con Michele Di Mauro, Giuseppe Sartori,
Alessio Piazza, Anna Rita Vitolo
scene Roberto Crea
costumi Enzo Pirozzi
disegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzo
musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione
produzione Fondazione Teatro di Napoli
Teatro Bellini / Teatro Biondo Palermo
Michele Di Mauro e Giuseppe Sartori sono Hamm e Clov nella nuova edizione di Finale di partita di Samuel Beckett diretta da Gabriele Russo, che propone un’originale chiave di lettura del celebre testo di Beckett andato in scena per la prima volta nel 1957 e considerato un classico del Novecento.
Il cieco Hamm, inchiodato su una sedia a rotelle e assistito da Clov, che invece è condannato a non sedersi, e i genitori rinchiusi dentro i bidoni della spazzatura, sono per Russo i membri di una famiglia di oggi, confinata in un asfittico bunker casalingo.
In questo “nuovo” Finale di partita ritroviamo dunque una famiglia disfunzionale dei nostri giorni, segregata in un asfittico interno piccolo borghese a causa, forse, di una pandemia.
La landa desolata che circonda l’edificio, che per Beckett era la metafora di un’apocalisse prossima ventura, potrebbe essere quella realtà concreta che tutti abbiamo vissuto e che può ripetersi da un momento all’altro.
Il confinamento forzato fa esplodere tutti i conflitti e disagi che covano in seno alla famiglia: «L’appartamento di Hamm e Clov – continua Russo – è una casa reale, decadente, impoverita. Le finestre non si aprono più, i genitori vivono da anni nel bagno, non in un’astrazione scenica, ma in una vasca che odora di ruggine e di memoria. Tutto ciò che li circonda è vero, tangibile, ma anche fragile come una memoria che si sbriciola. Il riferimento al periodo della pandemia resta sottotraccia, non dichiarato. Non serve nominarlo: è rimasto nel corpo degli attori, nei loro respiri trattenuti, nella distanza con cui si parlano. La segregazione, la stanchezza, la convivenza forzata sono esperienze che oggi riconosciamo senza bisogno di metafore. Finale di partita diventa così una radiografia del nostro tempo: una famiglia chiusa in una routine che si ripete, incapace di salvarsi e di smettere di provarci. Non un’allegoria filosofica, ma una storia d’amore e di sopravvivenza, nel tentativo disperato e tenerissimo di restare vivi»
Durata dello spettacolo: 1 ora e 30 minuti senza intervallo
