Presentazione Palio 16 agosto, il discorso
del Sindaco di Siena, Nicoletta Fabio
Autorità civili, militari e religiose, rappresentanti delle istituzioni, contradaioli, senesi, tutti voi qui presenti, da questo momento si apre un nuovo capitolo della nostra storia. Siena si veste dei colori delle sue Contrade e assume una dimensione sospesa, capace di unire il sacro e il terreno, la spiritualità e la passione popolare, la materia e il sogno. Una trasformazione che noi senesi conosciamo bene: cambia il modo di attraversare la città, di guardarla e di ascoltarla, gli spazi mutano aspetto, e ogni gesto nella liturgia che ci accomuna diventa parte di un rito antico e sempre vivo, dettaglio di una storia collettiva, ma al tempo stesso personale e intima, perché ciascuno di noi vive il Palio attraverso i propri ricordi, le proprie emozioni, la propria appartenenza, anche quando l’identità individuale si fonde con quella della Contrada e, attraverso la Contrada, con quella dell’intera città. Durante il Palio Siena cambia volto senza perdere la sua essenza. Tutto cambia, ma ciò che siamo rimane. Anzi, proprio attraverso questo rito di trasformazione collettiva la nostra identità più profonda si rinnova, si rafforza e si tramanda. La metamorfosi non cancella ciò che esiste, ma lo conduce verso una nuova forma di quell’intreccio di inestimabile bellezza, memoria indelebile e intramontabili sentimenti che da secoli compone l’anima della nostra città. “Omnia mutantur, nihil interit”, tutto si trasforma, nulla perisce, scriveva Ovidio nelle sue Metamorfosi. È questa dimensione che Teodora Axente porta al centro della propria opera, elegante e visionaria, dove il corpo diventa simbolo, la materia si apre alla spiritualità e la realtà assume i contorni del sogno. Ma l’opera che oggi presentiamo contiene anche un’altra metamorfosi: quella attraverso la quale la storia diventa memoria viva e continua a parlare al presente. Cinquecento anni fa, il 25 luglio 1526, Siena scrisse una delle pagine più intense della propria storia. La Battaglia di Camollia non rappresentò soltanto una vittoria militare. Fu il momento nel quale un’intera comunità dimostrò di sapersi riconoscere nella difesa della propria libertà, della propria autonomia e della propria identità. In quella prova la città trovò una nuova consapevolezza di sé. Un popolo attraversato da divisioni e contrasti seppe ritrovarsi unito; con coraggio, pur consapevole dei propri limiti, non volle rinunciare alla propria dignità, trovando in sé la forza per difendere ciò che sentiva più profondamente suo e con la convinzione che esistano valori per i quali, insieme, si è disposti a resistere fino all’ultimo. È in questo lungo percorso civico che si inserisce il Palio, non una corsa (non a caso assente nella rappresentazione del Drappellone), ma la forma attraverso la quale Siena rinnova ogni volta il proprio patto con la storia, il luogo nel quale la memoria diventa presente, l’orgoglio civico si trasmette di generazione in generazione. La dedica del Drappellone assume un significato che travalica la semplice ricorrenza di un anniversario: la battaglia di Camollia ci insegna che una comunità può essere forte anche quando dispone di mezzi fragili, se è capace di riconoscersi in un destino comune. Il Palio ci ricorda, ogni volta, che quella civitas esiste ancora. Il Palio non è semplicemente il racconto di ciò che Siena è stata, piuttosto ci interroga su ciò che Siena è oggi e su ciò che desidera continuare a essere. Ci ricorda che ciascuno di noi è chiamato a custodire l’eredità ricevuta da chi ci ha preceduto, senza limitarla alla nostalgia o alla celebrazione, ma trasformandola in partecipazione, consapevolezza, responsabilità, una responsabilità che non conosce deleghe e non ammette deroghe. Forse è proprio questa la più grande lezione della Battaglia di Camollia e, insieme, della metamorfosi raccontata da Teodora Axente. La storia non rimane immobile, non appartiene soltanto ai musei, agli archivi o alle pagine dei libri e il Palio non rievoca una storia cristallizzata in un prima immutabile, non è testimonianza ripetitiva né convenzione scenografica di un passato concluso ma forza viva che anima e informa di sé il presente e il futuro. E in questo giorno, coscienti della nostra forza come delle nostre fragilità, alla vigilia di ogni Palio come di ogni battaglia, Siena civitas Virginis consegna le chiavi del proprio cuore alla Madonna, fulgida stella, celeste regina, in sempiterna saecula.
Nicoletta Fabio
Sindaco di Siena
Presentazione Palio 2 luglio, il discorso
del curatore e critico d’arte, Riccardo Freddo
Buonasera a tutti. Desidero rivolgere innanzitutto un cordiale saluto al Sindaco, Nicoletta Fabio, alle Autorità civili e militari, alle Priore, ai Capitani delle Contrade e a tutti voi qui presenti. Il Drappellone non è semplicemente un’opera d’arte: è un simbolo, un testimone della storia di Siena, della sua fede, della sua identità e del suo popolo. Teodora Axente è stata chiamata a confrontarsi con secoli di tradizione: una responsabilità immensa, ma anche un privilegio raro. Negli ultimi anni Siena è diventata parte integrante del suo percorso artistico. Prima la grande mostra al Santa Maria della Scala, poi la Rosa d’Oro, e infine quella al Palazzo Pubblico, accanto all’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti. Questo Drappellone non è un’opera isolata. È il naturale compimento di un dialogo che l’artista ha costruito con la città, con la sua storia e con la sua pittura. Siena non è stata soltanto il luogo che ha ospitato Teodora, è diventata parte della sua pratica artistica. Per comprendere questo Drappellone dobbiamo tornare indietro nel tempo. Dobbiamo tornare a una bambina in un piccolo villaggio della Romania. Teodora è cresciuta con i nonni, che ogni domenica la portavano in chiesa. Lei ci racconta: “Durante la messa osservavo sempre le figure alte e solenni dei santi dipinte in stile bizantino. Erano avvolte dal fumo delle candele, che le rendevano ancor più misteriose”. Quella visione non l’ha mai abbandonata. A dieci anni dipinse su vetro una Madonna con il Bambino. Sua nonna la donò alla chiesa del paese e il sacerdote la collocò sull’altare. Teodora ricorda con emozione:”ogni domenica durante la messa, vedevo il mio dipinto sull’altare, mi sentivo davvero onorata. È stata la mia prima vera mostra.” Da quel momento nasce il rapporto quasi spirituale che oggi la lega all’immagine della Madonna. E non è un caso, che anche il cuore di questo Drappellone, sia proprio Lei. Il Drappellone è dominato dalla figura della Vergine, posta al vertice della composizione che protegge la Rosa d’Oro, il prezioso dono che Papa Pio II offrì a Siena. L’artista prende ispirazione dal pittore senese Giovanni di Lorenzo Cini che ha celebrato l’Immacolata Concezione che protegge Siena durante la battaglia di Camollia. Teodora, però, riesce a rendere questa figura profondamente sua. Il volto della Madonna richiama la delicatezza di una giovane mamma, lineamenti sottili, uno sguardo tenero, quasi umano, ma allo stesso tempo capace di trasmettere un senso di autorevolezza e di sacralità. Esattamente come la Madonna dipinta da Simone Martini. Il grande manto azzurro avvolge tutta la composizione come un gesto di protezione, è una Madonna che custodisce Siena e i suoi cittadini. Sotto di lei troviamo due cherubini che sorreggono e onorano gli stemmi della città. Sono figure in continua trasformazione, tipiche del linguaggio metamorfico di Teodora: i loro corpi si fondono con quelli dei pesci. Il pesce è uno dei simboli più antichi del Cristianesimo. Richiama Cristo, ma anche la comunità dei credenti, uniti da una stessa fede. E’ una scelta che assume un significato particolare proprio qui. Il Palio è certamente competizione, passione, appartenenza. Le Contrade si sfidano con intensità, ma quella corsa, che per pochi minuti divide, è anche ciò che per tutto l’anno unisce. È il rito attraverso cui Siena rinnova la propria identità collettiva. E questi pesci sembrano ricordarci proprio questo: che al di sopra della rivalità esiste una comunità che condivide la stessa storia, la stessa memoria e lo stesso amore per Siena. Guardando le figure notiamo delle importanti stoffe, le quali non sono un semplice dettaglio decorativo. Lei stessa dice: “Comprare stoffe è il mio paradiso. Sono sempre attratta dalle diverse fantasie e dai dettagli dei costumi.” E infatti molti dei drappi che vediamo rappresentati sono nati proprio passeggiando tra le botteghe di Siena, incontrando artigiani, studiando tessuti e ricami che appartengono alla tradizione della città. La luce gioca un ruolo fondamentale. Le figure emergono dall’oscurità con un uso del chiaroscuro che richiama la lezione di Caravaggio. La luce non descrive soltanto. Rivela. Ogni volto sembra apparire dal buio come una presenza viva, quasi teatrale. Ed è proprio il teatro uno degli elementi centrali di questo Drappellone. Le figure guardano direttamente verso di noi. Non assistiamo alla scena, Ne diventiamo parte. Anche il cielo racconta una storia. Lo sfondo è attraversato da nubi scure, ispirate alla Battaglia di Camollia del 1526, una delle pagine più gloriose della storia senese, alla quale è dedicato questo Palio. È il ricordo di una vittoria conquistata attraversando le tenebre della guerra. Ma Teodora non si ferma al racconto del conflitto. La sua, è soprattutto un’immagine di rinascita. Dall’oscurità emerge lentamente la luce. La Vergine illumina la città, trasformando il cielo tempestoso in un simbolo di speranza: la battaglia appartiene ormai al passato, mentre la protezione della Madonna accompagna Siena verso la pace e il futuro. Al centro della composizione appare il profilo della città: il Palazzo Pubblico, la Torre del Mangia, il Duomo. È un omaggio alla bellezza senza tempo di Siena. Una città che, come scriveva Mario Luzi, “non si visita, si abita con lo sguardo.” E’ proprio questo che riesce a fare Teodora: non limitarsi a rappresentare Siena, ma restituirci il modo in cui questa città continua a vivere negli occhi, nella memoria e nell’animo di chi la incontra. Grazie alla luce emanata dalla Vergine, Piazza del Campo si illumina e diventa il cuore pulsante della composizione. Le Contrade sono rappresentate come figure solenni, ciascuna accompagnata dal proprio stemma più antico. La loro disposizione richiama i celebri bassorilievi di Jacopo della Quercia in Fonte Gaia, trasformando l’intera piazza in una grande scena sacra. Sono loro le vere protagoniste di questo rito secolare: comunità vive che, attraverso il Palio, custodiscono tradizioni, memoria e senso di appartenenza, dando vita a una delle espressioni più autentiche dell’identità senese. Qui, si coglie l’evoluzione più profonda della pittura di Teodora. Grazie a Siena il suo linguaggio si è trasformato. Ha assorbito la lezione della scuola senese: la spiritualità delle figure, la preziosità dei dettagli, il valore simbolico del colore, l’eleganza delle linee, la capacità di rendere la luce non soltanto naturale ma anche interiore. Questa città non ha semplicemente ispirato un’opera. Ha cambiato un’artista. Il Drappellone di Teodora Axente non racconta soltanto la storia di Siena, ma la luce che da secoli la attraversa. Una luce che custodisce la memoria della città, illumina il presente e continua a guidarne il futuro. Una luce che nasce dallo stupore di una bambina, cresce nella sua pittura e, dopo un lungo percorso, torna oggi a manifestarsi qui, con la tradizione più simbolico di Siena. È la stessa luce che illumina la Vergine, le Contrade e Piazza del Campo; una luce che attraversa la memoria della città e diventa il simbolo di una comunità che, pur custodendo gelosamente le proprie tradizioni, continua ogni anno a rinnovarsi. Questo è il destino delle grandi opere: non esaurirsi nello sguardo di chi le osserva, ma continuare a vivere nella memoria di chi le custodisce. Da oggi, quella luce che ha accompagnato Teodora fin dall’infanzia appartiene anche a Siena. Continuerà a vivere nella memoria dei senesi e, soprattutto, nella storia di questa città.
Grazie.
Riccardo Freddo
Curatore d’arte
Presentazione Palio 16 agosto, il discorso
della pittrice, Teodora Axente
Dipingere il Drappellone è stato per me un onore immenso e un privilegio raro che porterò sempre nel mio cuore. Essere scelta, come artista straniera, per entrare a far parte di una tradizione così antica e profondamente legata all’identità di questa città mi ha emozionata e, allo stesso tempo, mi ha fatto sentire una grande responsabilità. Vorrei ringraziare il Sindaco di Siena, Michela Eremita e Riccardo Freddo per la fiducia, il sostegno e per avermi accompagnata in questo percorso. Ma soprattutto voglio ringraziare Siena. In questi mesi ho avuto la possibilità di conoscere più profondamente la sua storia, la sua arte e la sua spiritualità. Ho sentito una vicinanza particolare con la tradizione senese e con quella dimensione sacra che appartiene anche alle mie radici. Grazie Siena, per avermi accolto e per avermi permesso di diventare, anche solo per un momento, parte della tua storia.
Teodora Axente
Pittrice del Palio del 16 agosto 2026
Curriculum di Teodora Axente
Teodora Axente, (Sibiu, Romania, 1984) è una delle più autorevoli pittrici della scena contemporanea rumena. La sua ricerca coniuga pittura figurativa e immaginario simbolico, esplorando i temi della memoria, della trasformazione e della spiritualità. Ha conseguito il Master e il Dottorato presso l’Università di Arte e Design di Cluj-Napoca, dove vive e lavora. Ha esposto in importanti istituzioni e fiere internazionali e ha ricevuto, tra gli altri, il Grand Prize del 3rd Frissiras Award for European Painting e l’Essl Art Award. Tra i momenti più significativi del suo percorso istituzionale si distingue la mostra personale “Metamorfosi del Sacro”, allestita presso il complesso museale del Santa Maria della Scala a Siena, dove la sua ricerca dialoga con il patrimonio storico e spirituale del luogo.
