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Home»MEDICINA»Argentina infezione da virus Juin. E’ allarme pandemiaa
MEDICINA

Argentina infezione da virus Juin. E’ allarme pandemiaa

Marina PellitteriBy Marina Pellitteri26 Agosto 2026Nessun commento8 Mins Read
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VIrus, Coronavirus outbreak ,contagious infection
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Cresce in Argentina la preoccupazione per l’aumento dei casi di infezione dovuti al virus Junin, un arenavirus responsabile della febbre emorragica argentina (FHA), una grave malattia infettiva zoonotica trasmessa all’uomo dai roditori selvatici. Il serbatoio naturale del virus è il Calomys musculinus, il cosiddetto topo vespertino delle zone aride.
La febbre emorragica argentina (FEA), conosciuta storicamente come Mal de los Rastrojos (malattia delle stoppie), è una grave patologia infettiva causata dal virus Junin. Si tratta di una zoonosi, ovvero una malattia trasmessa dagli animali all’uomo, appartenente alla famiglia degli Arenaviridae. Identificata per la prima volta alla fine degli anni ’50 nella provincia di Buenos Aires, la malattia è endemica in alcune regioni fertili della pampa argentina, dove colpisce prevalentemente i lavoratori agricoli.

Il virus Junin è caratterizzato dalla capacità di indurre gravi alterazioni del sistema vascolare e della coagulazione, portando a manifestazioni emorragiche e, in molti casi, a complicazioni neurologiche. Sebbene l’incidenza sia diminuita drasticamente grazie all’introduzione di un vaccino specifico, la febbre emorragica argentina rimane una minaccia significativa per la salute pubblica nelle aree rurali del Sud America a causa della sua elevata letalità, che può raggiungere il 30% nei pazienti non trattati.

La comprensione di questa patologia è fondamentale non solo per i medici che operano in aree endemiche, ma anche per la medicina globale, poiché il virus Junin è classificato come un agente di biosicurezza di livello 4, dato il suo potenziale di causare epidemie gravi e la complessità della sua gestione clinica.

2
Cause e Fattori di Rischio
La causa primaria della febbre emorragica argentina è l’infezione da virus Junin. Il serbatoio naturale di questo virus è rappresentato da piccoli roditori selvatici, in particolare il Calomys musculinus (noto come topo del mais) e, in misura minore, il Calomys laucha. Questi roditori sviluppano un’infezione cronica e asintomatica, eliminando il virus nell’ambiente attraverso la saliva, l’urina e le feci.

La trasmissione all’uomo avviene principalmente attraverso:

Inalazione di aerosol: questa è la via più comune. Durante le attività agricole, come la mietitura o la preparazione del terreno, i residui secchi di escrementi di roditori vengono sollevati nell’aria e inalati dai lavoratori.
Contatto diretto: il virus può penetrare attraverso piccole ferite cutanee o abrasioni che entrano in contatto con terreno, acqua o materiali contaminati dai roditori.
Ingestione: sebbene meno frequente, il consumo di cibo contaminato può portare all’infezione.
I fattori di rischio principali includono:

Occupazione: gli agricoltori e i braccianti che lavorano nei campi di mais, grano e girasole sono i soggetti più esposti.
Stagionalità: la maggior parte dei casi si verifica tra marzo e giugno, periodo che coincide con il raccolto agricolo e con il picco della popolazione di roditori.
Geografia: risiedere o lavorare nelle province argentine di Buenos Aires, Santa Fe, Córdoba e La Pampa.
Sesso ed Età: storicamente, la malattia colpisce maggiormente gli uomini adulti (20-60 anni) a causa della loro maggiore partecipazione alle attività agricole all’aperto.
3
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
Il periodo di incubazione della febbre emorragica argentina varia solitamente da 6 a 14 giorni. Il decorso clinico è tipicamente suddiviso in tre fasi: prodromica, neurologico-emorragica e di convalescenza.

Fase Prodromica (Iniziale)
L’esordio è spesso insidioso e simile a una sindrome influenzale. Il paziente avverte una marcata stanchezza estrema e un senso di malessere generale. La febbre alta compare quasi subito, accompagnata da forti mal di testa e dolori muscolari diffusi, localizzati specialmente nella regione lombare. Altri sintomi comuni in questa fase sono:

Perdita di appetito e marcata nausea.
Episodi di vomito e dolore addominale.
Arrossamento degli occhi (congiuntivite non purulenta).
Ingrossamento dei linfonodi del collo.
Fase Neurologico-Emorragica (Critica)
Intorno all’ottavo-decimo giorno, il quadro clinico può peggiorare drasticamente. Si manifestano segni di fragilità capillare e alterazioni neurologiche. Sulla pelle e sulle mucose può apparire un eruzione cutanea o piccole macchie rosse chiamate petecchie. Le manifestazioni emorragiche includono:

Sangue dal naso.
Sanguinamento delle gengive.
Nei casi gravi, vomito con sangue o sangue nelle feci.
Dal punto di vista neurologico, il paziente può mostrare un marcato tremore delle mani e della lingua, sonnolenza eccessiva o, al contrario, estrema irritabilità. Nei casi più critici si osservano confusione mentale e crisi convulsive. In questa fase è comune riscontrare pressione arteriosa bassa e battito cardiaco rallentato.

Fase di Convalescenza
Se il paziente sopravvive alla fase critica, inizia una lenta guarigione che può durare diverse settimane. Durante questo periodo persistono astenia e una temporanea perdita di capelli (alopecia), ma i sintomi neurologici tendono a regredire gradualmente.

4
Diagnosi
La diagnosi precoce è una sfida clinica poiché i sintomi iniziali sono aspecifici e comuni ad altre malattie come la dengue, la leptospirosi o la febbre di Lassa.

Il sospetto diagnostico si basa sull’anamnesi (storia di esposizione in aree endemiche) e sull’esame obiettivo. Gli esami di laboratorio iniziali mostrano spesso:

Riduzione dei globuli bianchi (leucopenia).
Carenza di piastrine (piastrinopenia).
Presenza di proteine nelle urine (proteinuria).
Per la conferma definitiva sono necessari test virologici specifici:

RT-PCR: per rilevare il materiale genetico del virus Junin nel sangue durante la fase febbrile.
Sierologia (ELISA): per identificare gli anticorpi IgM (infezione recente) o IgG (infezione passata o in fase avanzata).
Isolamento virale: eseguito solo in laboratori ad alta sicurezza (BSL-4), consiste nel coltivare il virus da campioni di sangue o tessuti.
5
Trattamento e Terapie
Il trattamento della febbre emorragica argentina ha subito una rivoluzione con l’introduzione del plasma di pazienti convalescenti. Questa terapia consiste nel trasfondere al malato il plasma prelevato da persone che sono guarite dalla FEA e che possiedono anticorpi neutralizzanti contro il virus Junin.

Plasma Iperimmune: se somministrato entro i primi 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi, riduce la mortalità dal 30% a meno dell’1%. È il trattamento d’elezione e deve essere dosato in base al titolo anticorpale del donatore.
Terapia Antivirale: la ribavirina (un farmaco antivirale generico) ha mostrato una certa efficacia nel ridurre la replicazione virale, ma non sostituisce il plasma iperimmune; viene utilizzata principalmente quando il plasma non è disponibile o in combinazione nei casi disperati.
Terapia di Supporto: È fondamentale per gestire le complicanze. Include l’idratazione endovenosa per contrastare l’ipotensione, il controllo delle convulsioni con farmaci anticonvulsivanti e il supporto trasfusionale in caso di emorragie massive.
È importante notare che circa il 10% dei pazienti trattati con plasma può sviluppare una “sindrome neurologica tardiva” dopo alcune settimane, caratterizzata da febbre e paralisi dei nervi cranici, che solitamente si risolve con cure sintomatiche.

6
Prognosi e Decorso
La prognosi dipende strettamente dalla tempestività del trattamento. Senza l’intervento con plasma iperimmune, la febbre emorragica argentina è una malattia letale in circa un terzo dei casi. La morte sopraggiunge solitamente per shock ipovolemico, insufficienza multiorgano o gravi complicazioni neurologiche.

Con il trattamento adeguato, la maggior parte dei pazienti guarisce completamente. Tuttavia, il decorso può essere lungo e debilitante. La fase di convalescenza è spesso segnata da una profonda debolezza che impedisce il ritorno immediato al lavoro. Nonostante la gravità della fase acuta, raramente la malattia lascia sequele permanenti, a eccezione di rari casi di deficit neurologici residui.

7
Prevenzione
La prevenzione è l’arma più efficace contro la febbre emorragica argentina e si basa su tre pilastri:

Vaccinazione: esiste un vaccino a virus vivo attenuato chiamato Candid #1. È estremamente efficace (oltre il 95%) ed è incluso nel calendario vaccinale nazionale argentino per le persone che vivono o lavorano nelle zone a rischio. Ha ridotto drasticamente il numero di casi annuali.
Controllo dei Roditori: ridurre la popolazione di Calomys musculinus attorno alle abitazioni e ai depositi di grano attraverso l’uso di rodenticidi e il mantenimento della pulizia (eliminazione di cumuli di spazzatura o legna dove i topi possono nidificare).
Protezione Individuale: i lavoratori agricoli dovrebbero indossare maschere protettive (N95 o superiori), guanti e stivali durante la manipolazione di stoppie o la pulizia di aree chiuse che potrebbero essere state infestate da roditori. È consigliabile non dormire direttamente sul terreno nelle aree rurali endemiche.
8
Quando Consultare un Medico
È fondamentale rivolgersi immediatamente a un centro medico se, dopo aver soggiornato o lavorato in aree rurali dell’Argentina centrale, si manifestano i seguenti segnali:

Febbre alta improvvisa che non risponde ai comuni antipiretici.
Senso di spossatezza estrema sproporzionato rispetto all’attività svolta.
Comparsa di piccole macchie emorragiche sulla pelle o sanguinamento insolito dalle gengive.
Tremori involontari o stato di confusione.
Data la necessità di somministrare il plasma entro l’ottavo giorno, ogni ritardo nella consultazione può compromettere seriamente l’efficacia della terapia. Informare sempre il medico riguardo a recenti viaggi o lavori agricoli in zone a rischio è un passaggio salvavita.

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Marina Pellitteri

Marina Pellitteri direttore responsabile ed editore Aletheia Online

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