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Home»CULTURA E SPETTACOLO»Arezzo in scena “Matteotti – Anatomia di un fascismo”
CULTURA E SPETTACOLO

Arezzo in scena “Matteotti – Anatomia di un fascismo”

Marina PellitteriBy Marina Pellitteri9 Marzo 2026Nessun commento6 Mins Read
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“Matteotti – Anatomia di un fascismo” , lo spettacolo di Stefano Massini con Ottavia Piccolo e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, sarà in replica presso il Teatro Mecenate di Arezzo martedì 24 marzo alle ore 19. L’evento è stato presentato questa mattina presso il Cinema Eden di Arezzo. A cura di Officine della Cultura in collaborazione con Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini G. Garibaldi – Sezione di Arezzo, A.N.P.I. Sezione di Arezzo, Associazione Culturale Pietro Nenni e I.S.A.R.E.C. Istituto Storico Aretino della Resistenza e dell’Età Contemporanea.

Segue comunicato stampa.

Ottavia Piccolo e I Solisti dell’OMA ad Arezzo con lo spettacolo “Matteotti – Anatomia di un fascismo”
Annunciata la replica di martedì 24 marzo, presso il Teatro Mecenate di Arezzo, dello spettacolo scritto da Stefano Massini prodotto dalla cooperativa aretina Officine della Cultura

Le parole di Stefano Massini, la voce, il gesto e la forza di Ottavia Piccolo, i suoni e la presenza corale de I Solisti dell’Orchestra Multietnica. “Matteotti – Anatomia di un fascismo”, lo spettacolo in tour dal 2024 che ha raccontato ad oltre 50.000 persone in tutta Italia l’uomo, la figura e la parola di Giacomo Matteotti, sarà in replica ad Arezzo, presso il Teatro Mecenate, martedì 24 marzo con inizio alle ore 19.00.

L’atteso evento è stato presentato questa mattina, presso il Cinema Eden di Arezzo, dalle associazioni che hanno con forza voluto lo spettacolo in città: l’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini G. Garibaldi – Sezione di Arezzo, l’A.N.P.I. Sezione di Arezzo, l’Associazione Culturale Pietro Nenni e l’I.S.A.R.E.C. Istituto Storico Aretino della Resistenza e dell’Età Contemporanea insieme a Officine della Cultura, cooperativa aretina tra i produttori dello spettacolo con Argot Produzioni e Fondazione Sipario Toscana onlus – La città del Teatro.

«Portare ad Arezzo “Matteotti – Anatomia di un fascismo”, una produzione a cui teniamo in particolar modo, significa restituire alla città il nostro lavoro e la nostra riflessione sul valore del teatro civile che unisce parola, musica e memoria», dichiarano Luca Roccia Baldini e Massimo Ferri di Officine della Cultura. «Questa replica nasce dall’incontro tra artisti e istituzioni culturali che credono nella forza del teatro come strumento di riflessione collettiva. Ringraziamo dunque le associazioni presenti per questa necessaria occasione d’incontro dedicata a Giacomo Matteotti, figura che continua a parlarci con straordinaria attualità».

Per Ernesto Ferrini, Presidente dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini “G. Garibaldi” – Sezione di Arezzo, «ricordare Matteotti significa ricordare il coraggio civile di chi ha difeso la libertà e la democrazia pagando con la propria vita. Come associazione che custodisce la memoria delle lotte per l’unità e la libertà del Paese, riteniamo fondamentale sostenere iniziative come questa, che non sono soltanto eventi culturali ma autentici momenti di educazione civica per tutta la comunità».

«La figura di Giacomo Matteotti rappresenta uno dei simboli più limpidi dell’opposizione al fascismo», afferma Giulio Bigozzi, componente del direttivo ANPI – Sezione di Arezzo. «Attraverso il teatro è possibile far arrivare soprattutto alle giovani generazioni una storia che non deve mai essere dimenticata. Mi auguro che lo spettacolo di Stefano Massini possa raccontare con forza e chiarezza il valore della parola, della verità e della responsabilità politica, principi che stanno alla base della nostra democrazia».

Secondo Alessandro Caporali, Presidente dell’Associazione Culturale Pietro Nenni, «Matteotti fu uno dei grandi protagonisti della tradizione democratica e socialista italiana, un uomo capace di coniugare passione politica, rigore morale e coraggio. Riproporre oggi la sua vicenda significa riflettere sulle radici della nostra Repubblica e sul valore della partecipazione civica. Siamo convinti che il teatro possa essere uno strumento straordinario per riattivare questa consapevolezza nel tessuto sociale».

«Il lavoro di Stefano Massini e di tutto il gruppo artistico rappresenta un esempio significativo di come la ricerca storica e la narrazione teatrale possano incontrarsi», sottolinea Camillo Brezzi, Presidente dell’Istituto Storico Aretino della Resistenza e dell’Età Contemporanea. «Raccontare Matteotti significa raccontare l’origine di una frattura decisiva nella storia italiana e comprendere meglio i meccanismi che portarono all’affermazione del fascismo. È proprio attraverso la conoscenza e la memoria che si costruisce una cittadinanza più consapevole».

“Matteotti – Anatomia di un fascismo” è uno spettacolo che guarda al passato per meglio comprendere il presente, non solo attraverso le lenti della storia, ma con l’appassionato ritratto di un uomo dal sangue caldo soprannominato Tempesta. Ed è la voce e l’intensa interpretazione di Ottavia Piccolo a ripercorrere la vicenda esistenziale e politica di Giacomo Matteotti e con lei l’ascesa di un fenomeno che non cessa di essere attuale.

“Che cos’è il fascismo? È un camuffamento, si nutre di paura, risponde alla paura con la violenza”.

Quello di Ottavia Piccolo non è un monologo, ma un dialogo costante con I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo – Massimiliano Dragoni (hammer dulcimer, percussioni), Luca Roccia Baldini (basso), Massimo Ferri (chitarra), Gianni Micheli (clarinetto basso), Mariel Tahiraj (violino), Enrico Fink (flauto, ewi) -, che intorno all’attrice si muovono, l’accompagnano, l’abbracciano. E ancora i video realizzati da Raffaella Rivi, che danno luce e consistenza alle frasi più significative. Un abile intreccio di musica (firmata da Enrico Fink) e parole, costruito e guidato dalla regia di Sandra Mangini, per ripercorrere l’ascesa e l’affermazione di quel fenomeno eversivo che Matteotti/Tempesta seppe comprendere, fin dall’inizio, in tutta la sua estrema gravità, a differenza di molti che non videro o non vollero vedere.

“Il pericolo più grande, la malattia che fa morire un uomo è quella che non senti crescere”. Matteotti li riconobbe: quelli che al caffè dietro il Duomo, a Ferrara, ordinavano il “celibano” perché non lo sapevano che “cherry-brandy” è inglese; quelli che dicevano di riportare ordine nel disordine, perché il fascismo ha assoluto bisogno di sentirsi in pericolo, di attaccare per non essere attaccato; quelli che, d’un tratto, sfilarono in migliaia dietro al Contessino Italo Balbo e si presero l’Italia intera. Giacomo Matteotti – l’oppositore, il pacifista, lo studioso, l’amministratore, il riformista, il visionario – prese la parola, pubblicamente e instancabilmente, nei suoi molti scritti e nei suoi moltissimi discorsi: una parola chiara, veritiera, fondata sui fatti, indiscutibile. Una parola che smaschera. Per questo fu ucciso all’età di 39 anni.

La persistenza di questo stesso fenomeno, nel tempo e nello spazio, in forme vecchie e nuove, ci porta a considerare quanto sia indispensabile, oggi più che mai, occuparsi della cosa pubblica, del bene pubblico, guidati da un pensiero costruttivo, legalitario, partecipativo, paritario, realistico, competente, attraverso atti e parole chiare, come quelle di Giacomo Matteotti e di sua moglie Velia: sono le parole della regista Sandra Mangini. Completano il gruppo di lavoro Federico Pian (scene), Paolo Pollo Rodighiero (luci), Lauretta Salvagnin (costumi), Emilio Bucci (tecnico luci), Vanni Bartolini (fonico) e Lucia Baricci (macchinista).

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Marina Pellitteri

Marina Pellitteri direttore responsabile ed editore Aletheia Online

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