Contrasto alle povertà. Spazi per la socialità, l’accoglienza notturna e il post ricovero ospedaliero per le persone senza dimora: l’assessora Mazzoni incontra a Cesena l’amministrazione comunale, le associazioni e gli enti impegnati contro esclusione, marginalità abitativa e sociale. “Al fianco dei territori dove si costruiscono le risposte più efficaci e umane alle nuove forme di vulnerabilità”
La visita si è aperta con un momento di confronto istituzionale con il sindaco, Lattuca: poi gli incontri con l’assessora comunale Labruzzo. La tappa nel cesenate, dopo quelle di Bologna e Rimini, si inserisce in un più ampio percorso di ascolto sui territori
Bologna- Una serie di incontri per confrontarsi con alcune realtà cesenati che operano a sostegno delle persone più fragili e in situazioni di grave marginalità.
Oggi a Cesena la visita dell’assessora regionale al Contrasto alla povertà, Elena Mazzoni, che si è aperta con un momento di confronto istituzionale con il sindaco, Enzo Lattuca, e all’assessora comunale ai Servizi per la persona e la famiglia, Carmelina Labruzzo.
La visita di Mazzoni, dopo quella di Rimini e Bologna, si inserisce in un percorso di conoscenza dei servizi locali impegnati nel contrasto alle povertà e nella costruzione di politiche di inclusione.
L’incontro ha evidenziato il valore del lavoro di rete tra istituzioni pubbliche, cooperative sociali e associazioni, capace di offrire risposte diversificate: dall’accoglienza immediata agli spazi di socialità, fino ai progetti abitativi e di accompagnamento verso l’autonomia.
“Le esperienze sul territorio cesenate mostrano con grande chiarezza quanto siano fondamentali i servizi di prossimità per intercettare le fragilità e costruire percorsi di inclusione reali- ha detto l’assessora Mazzoni-. Il contrasto alla povertà e alla marginalità non si realizza con interventi isolati, ma attraverso una rete solida tra istituzioni, servizi sociali, terzo settore e comunità. Luoghi di accoglienza, spazi di socialità e progetti abitativi non sono solo risposte ai bisogni immediati, ma strumenti per ricostruire relazioni, dignità e autonomia. La Regione continua a sostenere e rafforzare queste reti territoriali, perché è nei territori che si costruiscono le risposte più efficaci e umane alle nuove forme di vulnerabilità”.
Lo Spazio sociale diurno: un luogo aperto a tutti
Tra le tappe della visita lo Spazio sociale diurno, gestito dalla cooperativa Piazza Grande, punto di incontro e aggregazione aperto a tutta la cittadinanza. Lo spazio è accessibile senza alcuna soglia di ingresso ed è aperto ogni giorno, dalle ore 14,30 alle 19. Negli ultimi anni il servizio si è rinnovato: non più semplicemente ‘centro diurno’, ma Spazio sociale, per sottolineare la volontà di essere un luogo aperto, inclusivo e non destinato a una sola categoria di persone. Qui si svolgono attività ludiche, ricreative e laboratoriali, individuali e di gruppo, con l’obiettivo di favorire la socialità e la partecipazione. Gli operatori accompagnano le persone nella costruzione di momenti di condivisione e auto-organizzazione, con un’attenzione particolare alle minoranze e alla creazione di relazioni tra partecipanti con e senza dimora. È attivo anche il servizio Fermo Posta, utilizzato attualmente da 59 persone senza dimora.
Nel 2025 lo Spazio sociale diurno ha registrato 9.057 accessi complessivi per 244 persone, di cui 90 entrate per la prima volta. La maggior parte degli accessi riguarda uomini (223) mentre le donne sono state 21. Tra i frequentatori si registra una presenza significativa di giovani tra i 18 e i 40 anni, con provenienze soprattutto da Tunisia, Italia e Marocco. Sono stati avviati laboratori e collaborazioni con associazioni del territorio, tra cui la Croce Rossa Italiana per momenti informativi sulla salute, Mission Sabaoth per attività conviviali e ludiche e alcune associazioni sportive per facilitare l’accesso allo sport delle persone senza dimora, come la giornata calcistica “A piede libero”.
Il progetto “Abitare Di Più”: convalescenza e supporto per chi esce dall’ospedale
Tra i progetti presentati anche “Abitare Di Più”, realizzato dalla Fondazione Opera Don Dino insieme alla cooperativa Piazza Grande e avviato attraverso il finanziamento Pnr5r (Missione 5 – Inclusione e coesione) e poi in via di consolidamento attraverso in finanziamento regionale Integra. Il progetto si inserisce nel modello Housing First e offre accoglienza temporanea e supporto educativo a persone senza dimora in dimissione da ospedali o strutture sanitarie, che necessitano di un periodo di convalescenza o di monitoraggio delle terapie. Il servizio dispone di due appartamenti: uno per uomini con 6 posti letto in via Maratona e uno per donne con 4 posti in via del Mare. Un’equipe composta da un coordinatore e due operatori educativi lavora in stretta collaborazione con i Servizi sociali dell’Unione Valle Savio e con una rete territoriale che coinvolge accoglienze notturne e diurne, Caritas, l’Unità di strada “Via delle Stelle” e la Croce Rossa Italiana.
L’accoglienza notturna di piazzetta Ravaglia
La visita ha riguardato anche la struttura di accoglienza notturna di piazzetta Ravaglia, uno dei principali punti di riferimento per le persone senza dimora sul territorio. La struttura è aperta tutti i giorni dell’anno dalle 20 alle 8 del mattino e può ospitare 22 posti letto ordinari, ai quali si aggiungono 3 posti dedicati al PrIS. Durante il periodo più freddo, tra il 1ì dicembre e il 31 marzo, la capienza viene ampliata con ulteriori 5 posti per fronteggiare l’emergenza freddo, arrivando fino a 30 posti complessivi. L’obiettivo del servizio non è soltanto offrire un riparo notturno, ma costruire percorsi di accompagnamento verso l’autonomia, mettendo al centro dell’intervento la relazione con le persone accolte. Gli ospiti vengono coinvolti nella vita della struttura e nella definizione dei propri progetti individuali, superando la logica del semplice dormitorio. Nel 2025 la struttura ha registrato 290 accessi complessivi per 79 persone, di cui 68 uomini e 11 donne. Tra queste, 47 risultavano residenti nei comuni dell’Unione Valle del Savio, mentre 32 provenivano da fuori territorio o erano senza residenza. Le provenienze più frequenti sono Italia e Tunisia, seguite da Algeria, Gambia, Nigeria, Senegal e Marocco.
