E’ un futuro ancora incerto quello dei negoziati per porre fine alla guerra tra Usa e Iran anche nella giornata di oggi, martedì 28 aprile. Sul tavolo, infatti, la proposta presentata da Teheran a Washington per far ripartire i colloqui, con la richiesta dello stop al blocco navale imposto dagli Stati Uniti e la possibilità, vincolata alla riapertura dello Stretto di Hormuz, di discutere dell’arricchimento dell’uranio in un secondo momento. Una proposta che tuttavia, spiega Cnn, il presidente americano Donald Trump ha lasciato intendere di non essere disposto ad accettare.
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9 minuti fa
Teheran: “Usa non possono più imporre loro politica a nazioni indipendenti”
“Gli Stati Uniti non sono più nella posizione di imporre la loro politica a nazioni indipendenti”. Lo ha affermato il portavoce del ministero della Difesa iraniano, Reza Talaei-Nik, secondo quanto riporta la televisione di Stato iraniana. Washington, ha poi aggiunto, dovrebbe “accettare che deve abbandonare le sue richieste illegali e irragionevoli’.
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24 minuti fa
Impennata dei prezzi dei carburanti a causa della guerra in Iran, così le compagnie aeree low cost corrono ai ripari e tagliano i voli
Da Ryanair a Volotea, caro carburante spaventa: compagnie low cost tagliano voli
L’impennata dei prezzi per la guerra in Iran e la reazione (preventiva) delle compagnie aeree low cost
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39 minuti fa
Libano, media: ‘sforzi e contatti intensi’ Aoun per evitare incontro con Netanyahu
L’ufficio del presidente libanese sta conducendo “sforzi e contatti intensi” con Washington per evitare il “calice avvelenato” di un incontro tra il presidente Joseph Aoun e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, secondo quanto annunciato nei giorni scorsi da Donald Trump. Lo ha rivelato oggi il quotidiano libanese Nidaa al-Watan, citando fonti a conoscenza di questi contatti, come rilancia l’israeliano Haaretz. I due leader sono stati invitati a un summit a Washington dal presidente degli Stati Uniti nei giorni scorsi, dopo l’annuncio di una proroga di 21 giorni del cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah e dopo il secondo round di colloqui diretti tra Tel Aviv e Beirut.
Ma Aoun si è già rifiutato di partecipare a una telefonata a tre con Netanyahu e Trump. Secondo il giornale, il Libano si aspetta che l’amministrazione Trump “mostri comprensione” per la posizione del presidente, poiché un incontro con Netanyahu potrebbe scatenare disordini nel Paese. L’ufficio del presidente spera che Aoun incontri invece Trump in un bilaterale alla Casa Bianca, sostiene ancora il giornale, le cui fonti hanno però avvertito che il mancato incontro con il premier israeliano potrebbe essere visto come una provocazione, portando al collasso del cessate il fuoco e a una rinnovata escalation.
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54 minuti fa
Iran, Araghchi: “Grati a Russia per solidarietà e sostegno a diplomazia”
L’Iran è ”grato alla Russia per la solidarietà” dimostrata e ”accoglie con favore il sostegno della Russia alla diplomazia”. Lo ha scritto su ‘X’ il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi all’indomani dell’incontro con il presidente russo Vladimir Putin a San Pietroburgo.
”Siamo lieti di collaborare con la Russia al più alto livello in un momento di grandi cambiamenti nella regione. I recenti eventi hanno dimostrato la profondità e la solidità del nostro partenariato strategico”, ha scritto il capo della diplomazia iraniano parlando di un rapporto tra Teheran e Mosca che ”continua a crescere”.
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Oggi
09:15
007 Germania: crescente minaccia in Europa da gruppo filo-iraniano Hayi
L’intelligence tedesca ha rilevato in Germania e in altri Paesi europei un aumento del livello di minaccia da parte di estremisti filo-iraniani, in particolare del gruppo ‘Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya’ (Hayi). Lo ha riferito l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV) tedesca in risposta a una richiesta del quotidiano ‘Handelsblatt’.
”La novità sta nell’avvertimento di Hayi secondo cui non si limiterà più ad attacchi ‘semplici’, ma prevederà anche mezzi più pericolosi”, ha spiegato l’agenzia di intelligence. “L’organizzazione utilizza diversi canali della sfera estremista sciita e filo-iraniana su varie piattaforme di social media per diffondere informazioni sulle proprie attività”, ha dichiarato la BfV. Hayi ha recentemente “chiaramente espresso le motivazioni politiche alla base delle proprie azioni e ha minacciato apertamente le istituzioni israeliane, così come i cosiddetti ‘nemici dell’Islam’ in Europa”, ha aggiunto.
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Oggi
09:00
La denuncia di Msf: “Israele usa acqua come arma punizione collettiva contro palestinesi Gaza”
Le autorità israeliane hanno utilizzato l’accesso all’acqua come arma contro i palestinesi, privando sistematicamente la popolazione di Gaza dell’acqua in una campagna di punizione collettiva. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto internazionale di Medici Senza Frontiere (Msf), ‘Water as a Weapon: Israel’s Destruction and Deprivation of Water and Sanitation in Gaza – L’acqua come arma: la distruzione e la privazione dei servizi idrici e igienico-sanitari a Gaza da parte di Israele’, secondo cui la negazione deliberata dell’acqua è parte integrante del genocidio perpetrato da Israele. Msf esorta le autorità israeliane a ripristinare immediatamente l’approvvigionamento idrico a livelli adeguati per la popolazione di Gaza. Gli alleati di Israele devono utilizzare la propria influenza per esercitare pressioni su Israele affinché smetta di ostacolare l’accesso umanitario, incluso per le esigenze legate alle infrastrutture idriche.
Il rapporto di Msf documenta come il ripetuto uso dell’acqua come arma da parte delle autorità israeliane non sia costituito da atti isolati, ma faccia parte di un modello ricorrente, sistematico e cumulativo. Ciò avviene parallelamente all’uccisione diretta di civili, alla devastazione delle strutture sanitarie e alla distruzione delle abitazioni che costringe a sfollamenti di massa. Insieme, costituiscono un’imposizione deliberata di condizioni distruttive e disumane ai palestinesi a Gaza.
”Le autorità israeliane sanno che senza acqua la vita finisce, eppure hanno deliberatamente e sistematicamente distrutto le infrastrutture idriche a Gaza, impedendo al contempo in modo sistematico l’ingresso di rifornimenti idrici”, afferma Claire San Filippo, responsabile delle emergenze di Msf. ”I palestinesi sono rimasti feriti e sono stati uccisi semplicemente cercando di procurarsi l’acqua. Questa privazione, unita alle condizioni di vita disastrose, al sovraffollamento estremo e al collasso del sistema sanitario, crea un contesto perfetto per la diffusione delle malattie”, aggiunge.
Israele ha distrutto o danneggiato quasi il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie a Gaza, compresi impianti di desalinizzazione, pozzi, condutture e sistemi fognari1. Le équipe di Msf hanno documentato casi in cui l’esercito israeliano ha sparato contro autocisterne chiaramente identificabili o ha distrutto pozzi che rappresentavano un’ancora di salvezza per decine di migliaia di persone. Spesso si sono verificati episodi di violenza durante la distribuzione dell’acqua alla popolazione, causando feriti tra i palestinesi e gli operatori umanitari e danneggiando le attrezzature.
L’effetto cumulativo della scarsità d’acqua provocata dalle autorità israeliane è che semplicemente non è possibile fornire acqua a sufficienza alla popolazione. Dopo le autorità locali, MSF è il principale produttore e distributore di acqua potabile a Gaza, eppure tra maggio e novembre 2025, 1 distribuzione su 5 si è esaurita perché i nostri camion non sono riusciti a trasportare acqua a sufficienza per tutte le persone che ne avevano bisogno. Gli ordini di sfollamento dell’esercito israeliano hanno impedito ai team di Msf di accedere alle aree in cui fornivamo acqua a centinaia di migliaia di persone, causando l’interruzione dei servizi essenziali e la perdita di infrastrutture salvavita.
Le autorità israeliane hanno ostacolato l’ingresso a Gaza di materiali essenziali per l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari. Da ottobre 2023, l’elettricità, il carburante e le forniture quali generatori, i relativi pezzi di ricambio e l’olio motore – fondamentali per alimentare gli impianti di trattamento e distribuzione dell’acqua – sono stati interrotti o sottoposti a severe restrizioni. Un terzo delle nostre richieste di ingresso di forniture essenziali per l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari è stato respinto o è rimasto senza risposta. Queste forniture includono impianti di desalinizzazione dell’acqua, pompe, cloro e altri prodotti chimici per il trattamento dell’acqua, serbatoi d’acqua, repellenti per insetti e latrine. Molti degli articoli approvati dalle autorità israeliane sono stati successivamente respinti alla frontiera.
Le conseguenze di questa privazione dell’accesso all’acqua hanno un impatto di vasta portata sulla salute, l’igiene e la dignità delle persone, in particolare per le donne e le persone con disabilità. L’accesso all’igiene di base, compresa l’acqua pulita, il sapone, i pannolini e i prodotti per l’igiene mestruale, è diventato estremamente difficile. Le persone sono costrette a scavare buche nella sabbia come latrine, che si allagano e contaminano l’ambiente circostante e le falde acquifere con le feci. La mancanza di accesso all’acqua e all’igiene, unita a condizioni di vita estreme e indegne, come tende sovraffollate e rifugi di fortuna, porta anche a un aumento delle malattie, tra cui infezioni respiratorie, malattie della pelle e malattie diarroiche. Le malattie della pelle hanno rappresentato quasi il 18% delle visite di assistenza sanitaria generale di Msf nel 2025, mentre tra maggio e agosto 2025 Msf ha riscontrato che quasi il 25% delle persone aveva sofferto di malattie gastrointestinali nel mese precedente.
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Oggi
08:45
Ministra Esteri Australia: “Chiusura Hormuz ha impatto sproporzionato su Asia-Pacifico”
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha ”un impatto sproporzionato” sulla regione dell’Asia Pacifico. Lo ha dichiarato la ministra degli Esteri australiana Penny Wong da Tokyo, dove ha incontrato il suo omologo Toshimitsu Motegi, e prima di partire per Pechino, dove resterà fino al 30 aprile.
”Non vedo l’ora di continuare a coordinare con voi la nostra risposta alla chiusura dello Stretto di Hormuz e al conseguente impatto sproporzionato sulla nostra regione”, ha dichiarato Wong rivolgendosi al suo omologo giapponese, sottolineando che la collaborazione economica tra il Giappone e l’Australia “è sempre più importante mentre affrontiamo le turbolenze globali”.
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Oggi
08:30
Libano, attacco Hezbollah contro Idf nel sud: 2 soldati israeliani feriti
Due soldati delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) sono rimasti feriti, di cui uno in modo grave, in un attacco con droni esplosivi condotto da Hezbollah nel sud del Libano. Lo ha annunciato l’esercito israeliano spiegando che i soldati sono stati trasportati in ospedale e le loro famiglie sono state avvisate.
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Oggi
08:10
Una flotta di ‘zanzare’ per tenere in scacco Hormuz e Donald Trump. E’ la strategia dell’Iran nel braccio di ferro con gli Stati Uniti per il controllo dello Stretto determinante per il 20% del commercio mondiale di petrolio
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Mezzi rapidi, attacchi a sciame e guerra asimmetrica nello Stretto di Hormuz: così Teheran inguaia gli Usa
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Oggi
07:50
Cnn: a Trump non piace proposta Teheran che esclude nucleare
Il presidente americano Donald Trump ha lasciato intendere di non essere disposto ad accettare l’ultima proposta di accordo presentata dall’Iran e consegnata agli Usa tramite il Pakistan. Lo scrive la Cnn citando proprie due fonti ben informate. Nel piano proposto da Teheran era prevista la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma le questioni relative al suo programma nucleare venivano rimandate a negoziati successivi.
Le fonti citate dalla Cnn spiegano che Trump ha espresso il suo punto di vista durante l’incontro ieri con alti funzionari della sicurezza nazionale, in cui si è discusso dell’Iran. Una delle fonti ha aggiunto che Trump difficilmente avrebbe accettato il piano iraniano trasmesso agli Stati Uniti nei giorni scorsi.
Secondo quanto affermato da alcuni funzionari, la riapertura dello Stretto di Hormuz senza aver risolto le questioni relative all’arricchimento nucleare iraniano o alle scorte di uranio arricchito a un livello quasi vicino a quello necessario per la costruzione di bombe atomiche potrebbe privare gli Stati Uniti di un elemento chiave di pressione nei negoziati. Allo stesso tempo, lasciare bloccato lo Stretto di Hormuz prolungherebbe l’aumento dei prezzi dell’energia.
Dopo l’incontro di ieri, prosegue la Cnn, non è chiaro quali saranno le prossime mosse di Trump. I funzionari americani si sono detti preoccupati per quelle che definiscono come ‘divisioni’ all’interno del regime iraniano e per la mancanza di certezza su chi abbia il potere decisionale ultimo su un potenziale accordo.
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Oggi
07:30
“Via il blocco navale e dopo parliamo di uranio”. L’Iran ha presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per far ripartire i negoziati sul fine guerra ancora in stallo
Iran, proposta a Trump: “Prima apri Hormuz, poi parliamo di nucleare”
L’iniziativa di Teheran per riaccendere il dialogo con gli Stati Uniti e porre fine alla guerra
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