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Home»CULTURA E SPETTACOLO»Palio del 2 luglio, presentata l’opera di Ismaele Nones
CULTURA E SPETTACOLO

Palio del 2 luglio, presentata l’opera di Ismaele Nones

Marina PellitteriBy Marina Pellitteri26 Giugno 2026Nessun commento25 Mins Read
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cartella stampa giovedì 26 giugno 2026

Presentazione Palio 2 luglio, il discorso
del Sindaco di Siena, Nicoletta Fabio

Autorità civili, militari e religiose, cittadini, contradaioli,
la presentazione del Drappellone rappresenta il primo atto di quel percorso collettivo che ci accompagnerà fino al giorno del Palio. È il momento in cui il ritmo dell’attesa improvvisamente accelera e il 2 luglio non è più soltanto una data che si avvicina sul calendario, ma comincia a prendere forma e cresce l’urgenza di vedere realizzato ciò che più desideriamo. L’oggetto del nostro desiderio è ora di fronte ai nostri occhi, a svelarci come ogni volta possibili indizi, congetture e presagi, aspettative. Lo fa con estrema grazia, con garbo, con la raffinata sensibilità di un artista, giovane e antico, che guarda al passato non come a un repertorio da imitare in una nostalgica rievocazione, ma come ad una fonte viva di significati da declinare al presente e tramandare al futuro. Perché il rispetto della tradizione, e noi senesi lo sappiamo bene, non consiste tanto nella sua riproduzione letterale quanto nella capacità di comprendere il senso profondo della storia e farlo vivere nell’attualità, dialogando con il proprio tempo senza rinunciare all’intensità del proprio passato. Perché la tradizione autentica, quella che assume la sacralità del rito, è il collante culturale che definisce l’identità di un popolo, mantenendolo unito. Il drappellone di Ismaele Nones, pur osservando la città con uno sguardo esterno, è profondamente rispettoso dell’identità e della storia di Siena. Non si tratta di un’opera che utilizza semplicemente simboli riconoscibili, ma di un lavoro che dimostra una conoscenza attenta e sensibile dell’immaginario cittadino. Lo si coglie nei dettagli: nella decorazione che accoglie la danza dei cavalli ed evoca il Santa Maria della Scala; nella presenza assorta della Diana, il fiume leggendario che da secoli appartiene alla memoria e ai racconti dei senesi; nella stessa scelta dei due cavalli, bianco e nero, che evocano le origini mitiche della città e i colori della Balzana. E nella Madonna di Provenzano, raffigurata con i due suoi attributi imprescindibili, la corona e l’ottocentesca lamina d’argento che le fa da manto ma che diventa lo spazio narrativo per accogliere la figura di San Francesco. Non semplici citazioni, ma elementi elegantemente integrati in una visione personale e coerente. Tra gli elementi più originali e suggestivi di questo Drappellone vi sono certamente i due cavalli che occupano il centro della composizione, che l’artista sceglie di rappresentare non nella corsa, nel momento della vittoria o della sconfitta, ma in un atteggiamento giocoso, in una dimensione quasi sospesa. I due animali si osservano, scherzano, si stuzzicano e al tempo stesso si abbracciano. Perfino quella linguaccia che uno rivolge all’altro introduce una nota di ironia e leggerezza che rassicura e suggerisce una riflessione. È come se l’artista ci invitasse a guardare oltre l’apparenza della contrapposizione per cogliere il significato più intenso della rivalità. Nel Palio l’avversario è certamente colui contro il quale si misura la propria passione, ma è anche qualcosa di più. È una presenza necessaria. Perché senza l’altro non esiste la sfida, e senza la sfida non esiste neppure quella straordinaria forza identitaria che alimenta la vita delle Contrade. I due cavalli sembrano cercarsi mentre si fronteggiano, sembrano quasi rincorrersi in una danza festosa che alterna distanza e vicinanza, competizione e complicità. In questa prospettiva il dualismo non appare come una frattura, diviene piuttosto una tensione vitale e feconda. “Da elementi che discordano si ha la più bella armonia”, scriveva Eraclito. E la sensazione più forte che a mio avviso questo palio ispira in noi è proprio l’armonia, concetto classico e come tale antico, paragonabile a una città dotata di un centro fisico e ideale, a un’agorà verso la quale tutte le strade convergono e in cui la gente si raduna diventando un popolo. Ismaele Nones ci restituisce così un’immagine preziosa della nostra Siena: una città nella quale la competizione non cancella il legame, ma lo rafforza; nella quale l’antagonismo convive con il rispetto; nella quale le differenze non dividono, ma contribuiscono a dare spessore e vigore ad una storia comune. Che l’armonia suggerita dall’artista possa accompagnare ogni momento della nostra Festa: questo il mio auspicio.

Nicoletta Fabio
Sindaco di Siena

Presentazione Palio 2 luglio, il discorso
del curatore e critico d’arte, Davide Ferri

Sono orgoglioso, e anche emozionato, di presentare il lavoro che Ismaele Nones ha fatto per il Drappellone del Palio. Nones è uno dei principali esponenti della giovane pittura italiana del presente, un linguaggio che sta vivendo, da almeno dieci anni a questa parte, una stagione di grande effervescenza e visibilità nel contesto delle ultime tendenze dell’arte contemporanea. Non c’è niente di più potente, allora, delle possibilità che un’occasione così autorevole come il Palio offre a un’artista del nostro tempo di verificare e rilanciare i tratti salienti della sua poetica, e attraverso un confronto così proficuo con la tradizione. Dunque, osservando il Drappellone di Nones, sembra proprio che gli elementi che caratterizzano la storia del Palio e il suo paesaggio di immagini – la Madonna di Provenzano, i simboli della città e delle contrade – sappiano stare in equilibrio con le forme i modi della pratica dell’artista: la costruzione dell’immagine su un piano marcatamente bidimensionale che richiama la pittura antica e prerinascimentale; una visionarietà che sembra quindi sempre fare i conti con la storia della pittura; l’inclinazione alla narrazione, a costruire un racconto complesso in un primo piano molto ravvicinato e su fasce di rappresentazione sovrapposte. E al centro del dipinto l’immagine dei due cavalli, uno bianco e uno nero, rappresentati di profilo e in uno slancio ascensionale, che appaiono come sorvegliati dalla figura della Madonna di Provenzano: non solo un’evidenziazione della dimensione agonistica, ma un vero e proprio richiamo a una danza gioiosa e rituale attorno a cui ruota idealmente tutta l’immagine.

Davide Ferri
Curatore e critico d’arte

Presentazione Palio 2 luglio, il discorso
del pittore Ismaele Nones

“Questo Drappellone nasce principalmente dalle persone che ho incontro in questo straordinario percorso – ha spiegato Ismaele Nones, pittore del Palio del 2 luglio 2026 – per questo vorrei fare dei ringraziamenti precisi. Ringrazio la Sindaca Nicoletta Fabio e la Direttrice Michela Eremita per la fiducia che hanno riposto in me e nel mio lavoro dandomi questo incarico. Ringrazio Michela Bacconi e Sara Corti per il prezioso aiuto che mi hanno dato in questi mesi nella gestione di tutta la logistica e della burocrazia. Ringrazio le sarte per la loro eccezionale disponibilità e per aver portato a termine il lavoro nel migliore dei modi. Ringrazio tutte le persone del Comune di Siena che mi hanno supportato e aiutato durante questo periodo. Grazie a Davide Ferri per la presentazione e fruttuoso dialogo. Un grazie infinito a Emanuela Perra, che da sempre accompagna il mio lavoro con un confronto costante, proficuo e stimolante. Grazie alla Galleria Lunetta 11 per il supporto. Ma il ringraziamento più grande va a tutti i cittadini di Siena, per l’accoglienza, la disponibilità e l’affetto che mi avete dimostrato in questi mesi. Grazie di cuore. Viva il Palio. Viva l’arte”.
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Ismaele Nones
Pittore del Palio del 2 luglio 2026

Curriculum di Ismaele Nones
Ismaele Nones è nato e cresciuto a Trento, il 6 agosto 1992. Fin da piccolo Ismaele segue il padre nella sua attività di iconografo, collaborando alla realizzazione di opere pittoriche monumentali in Italia e all’estero. Nel 2006 s’iscrive all’istituto d’Arte Alessandro Vittoria di Trento, studiando pittura. Dal 2013 al 2018 studia scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 2021 vince il premio Casarini Due Torri per la pittura Under 35 ad Art Verona. Nel 2022 viene esposta la sua prima personale presso la galleria Lunetta 11 Mombarcaro (CN). Nel 2023 viene inserito tra i 30 under 30 più promettenti dell’arte italiana. Viene selezionato tra i venti finalisti del 22esimo Premio Cairo. Nello stesso anno espone alla Triennale di Milano in occasione della mostra “Pittura Italiana Oggi”a cura di Damiano Gulli. Nel 2023 in collaborazione con la galleria Niccoli di Parma espone a Miami (FL) con un solo show ad Untitled Art Fair. Nel 2024 realizza la mostra personale “Chiara confusione” presso la galleria Niccoli a Parma e Dogliani presso la cappella della Sacra Famiglia. Nel 2025 il MAC di Lissone realizza la prima grande personale di Nones in uno spazio istituzionale dal titolo “A chi parlo quando parlo” Sempre nello stesso anno viene selezionato da Damiano Gulli per partecipare alla mostra itinerante in America Latina dal titolo “Pittura Italiana Oggi. Nuova Scena”. Nel 2026 gli viene commissionato il Drappellone del Palio di Luglio di Siena e inaugura la mostra personale “What we hold, what we lose” presso la galleria Tommaso Calabro nella prestigiosa sede di Palazzo Donà Brusa di Venezia. A giugno del 2026 realizza la sua seconda personale istituzionale presso Palazzo Pubblico di Siena dal titolo “Credevo di volare ma stavo cadendo”. Vive e lavora a Torino. Biografia breve Ismaele Nones è nato e cresciuto a Trento (IT), il 6 agosto 1992. Fin da piccolo Ismaele segue il padre nella sua attività di iconografo, collaborando alla realizzazione di opere pittoriche monumentali in Italia e all’estero. Nel 2006 s’iscrive all’istituto d’Arte Alessandro Vittoria di Trento, studiando pittura. Dal 2013 al 2018 studia scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Vive e lavora a Torino.

Presentazione del Masgalano 2026, il discorso
della storica dell’arte Laura Bonelli

Il Masgalano 2026 è stato offerto dalla sezione di Siena dell’’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, un’associazione che da oltre un secolo opera a tutela delle persone con disabilità visiva, promuovendone i diritti, l’autonomia e la piena partecipazione alla vita della comunità. Con questa offerta l’Unione ha voluto riaffermare il proprio profondo legame con la Città e, al tempo stesso, rendere omaggio a una figura particolarmente amata e stimata: Enrico Giannelli, per tutti “Ghigo”. Uomo di grande passione, competenza e spirito di servizio, ha dedicato gran parte della propria vita agli altri. Dopo essersi distinto nella professione, ha servito con generosità la propria Contrada, della quale è stato prima Priore e poi Capitano. Per circa diciassette anni ha guidato la sezione senese dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, lasciando un’eredità fatta di impegno, umanità e attenzione verso le persone più fragili. Un’eredità che ancora oggi continua a vivere nelle attività dell’associazione e nel ricordo di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Per dare forma a questo tributo, l’Unione ha scelto di affidarsi all’esperienza dell’orafo Antonio Benocci e al talento della giovane artista senese Berenice Arcamone, che con sensibilità e passione lo ha affiancato nella progettazione e nella realizzazione dell’opera. Antonio Benocci, formatosi nella storica bottega di Valerio Passerini, ha già legato il proprio nome alla tradizione del Palio, realizzando il Masgalano del 2009 e, nel 2011, il premio per il miglior tamburino. Era inoltre profondamente legato da un rapporto personale di affetto e di amicizia a Giannelli, elemento che rende ancora più significativo il suo coinvolgimento nella realizzazione di quest’opera. Berenice, invece, è stata allieva del corso di oreficeria della Città dei Mestieri. Non è un caso. Il Masgalano affonda infatti le proprie radici nell’arte orafa, un sapere antico sopravvissuto nei secoli grazie alla vitalità delle botteghe artigiane e alla capacità di trasmettere conoscenze e sensibilità da una generazione all’altra. Questa collaborazione tra esperienza e giovinezza rappresenta, di per sé, un bellissimo esempio di continuità. L’opera prende forma dall’andamento armonioso di Piazza del Campo, immediatamente riconoscibile, ma richiama anche la lettera “C” che caratterizza il simbolo dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Questa forma avvolge una seconda sagoma in plexiglass, sorretta da microscopici colonnini, sulla quale, nella parte superiore, sventolano le bandiere delle diciassette Contrade, realizzate in argento traforato. La conchiglia, luminosa nel suo argento lucido, è decorata con motivi a spina di pesce che richiamano l’accoltellato della piazza e dagli stemmi del Comune di Siena, del Magistrato delle Contrade e del Comitato Amici del Palio: simboli delle istituzioni e delle realtà che custodiscono e tramandano l’identità della nostra festa. Ma è nel cuore dell’opera che si rivela il suo significato più profondo. Al centro troviamo una mano impegnata nella lettura dell’alfabeto Braille. Non una mano immobile, ma una mano viva. Costruita attraverso l’assemblaggio di lastre d’argento saldate tra loro e modellate portando il metallo quasi al punto di fusione, essa comunica immediatamente movimento, forza e protezione. Le dita, robuste e arcuate, sembrano custodire qualcosa di prezioso. La superficie lucida riflette la luce circostante quasi a trasformarsi in uno scudo. Quella mano indica un leggio che non è soltanto un elemento decorativo. È realizzato in celluloide, la tipica carta Braille, e la sua trasparenza permette di intravedere la piazza. Si tratta di un particolare ricco di significato, perché rappresenta simbolicamente le barriere che possono essere superate attraverso la conoscenza, la cultura e la condivisione del sapere. Su quel leggio è incisa una dedica in Braille che recita: «Ghigo, guidato dal suo sapere, rese Siena faro per chi vuol vedere». Parole semplici e bellissime, per ricordare una persona che ha saputo trasformare la conoscenza in servizio e il servizio in una luce capace di indicare la strada agli altri. Ci ricorda che vedere non significa soltanto guardare. Significa comprendere, conoscere, ascoltare e condividere. Significa riconoscere l’altro e costruire insieme una comunità più attenta, più solidale e più inclusiva. Ed è forse questa la luce più autentica che quest’opera ci consegna: una luce che nasce dalla cultura, dalla memoria, dal rispetto delle persone e dalla capacità di fare della tradizione non soltanto una celebrazione del passato, ma uno strumento per costruire il futuro. Perché, nel solco dei valori più profondi del Palio, che Ghigo conosceva e amava, questo Masgalano celebra soprattutto la solidarietà, la dignità della persona e quel senso di comunità che rende Siena unica.

Laura Bonelli
storica dell’arte

Curriculum di Antonio Benocci
Antonio Benocci è nato a Castelnuovo Berardenga il 9 giugno 1960 e cresciuto a Siena. Artigiano orafo e autore di opere artistiche legate alla tradizione e alla cultura senese, con una consolidata esperienza nella progettazione e realizzazione di manufatti artistici di pregio. Nel corso degli anni ha collaborato con artisti e istituzioni cittadine, contribuendo alla creazione di opere simboliche e premi rappresentativi dell’identità culturale di Siena. La formazione artigianale nel settore orafo ha costituito la base di un percorso caratterizzato dall’unione tra capacità tecnica, ricerca estetica e valorizzazione delle tradizioni storiche locali. Dal 1977 al 1982 e dal 1980 al 1985, apprendista artigiano orafo presso la ditta Oropa di Valerio Passerini.

Presentazione Masgalano 2026, il discorso di Lucia Pecorelli,
presidente Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione di Siena

Un saluto alle autorità, ai dirigenti delle Contrade ed a tutti i contradaioli presenti. Un sincero ringraziamento all’ amministrazione comunale per averci concesso l’ onore di offrire il Masgalano per questa annata paliesca. Un desiderio che la nostra associazione coltivava da molti anni e che il nostro ex presidente massimo Vita ha portato avanti con tanta passione. Nel corso del tempo abbiamo sempre avuto ospitalità e momenti condivisi con le Contrade e sapere che questa opera realizzata magistralmente da Antonio e Berenice sarà per sempre custodita in un museo di una delle diciassette Contrade ci riempie di gioia. Questa occasione ci consente inoltre di dedicare il Masgalano ad un nostro carissimo socio ed ex presidente della sezione Enrico Giannelli, Ghigo per gli amici, che aveva Siena, la sua storia, il Palio ed il suo Drago nel profondo del cuore. Siamo certi che molti dei presenti ne hanno lo stesso nostro ricordo. Un abbraccio alla figlia Costanza che è qui presente ed a tutta la famiglia. Concludo augurando a tutti gli amici legati alla nostra festa un buon palio, che tramette sempre sensazioni forti anche a chi come noi non può vederlo.

Lucia Pecorelli
presidente Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione di Siena

Presentato questo pomeriggio, giovedì 26 giugno, nel Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico

Dedicato alla Madonna di Provenzano e intitolato all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi

Palio del 2 luglio, presentata l’opera di Ismaele Nones

E’ stato presentato questo pomeriggio, giovedì 26 giugno, nel Cortile del Podestà, il Drappellone del Palio del 2 luglio 2026 realizzato da Ismaele Nones, dedicato alla Madonna di Provenzano e intitolato all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Dopo lo squillo delle chiarine di Palazzo e l’introduzione del Sindaco di Siena, Nicoletta Fabio, è stato Davide Ferri, curatore e critico d’arte, a illustrare l’opera che andrà ad arricchire il museo della Contrada vincitrice della Carriera del 2 luglio.

L’opera. Il Drappellone, concepito come un’unica immagine, mantiene una forte unità visiva e concettuale. Per una sua più semplice lettura può essere suddiviso in tre sezioni: una parte superiore, una parte centrale e una parte inferiore. Nella parte superiore del Cencio, posta al centro c’è la Madonna di Provenzano, alla quale è dedicata la Carriera del 2 di luglio, raffigurata con i due suoi attributi imprescindibili, ovvero la corona e l’ottocentesca lamina d’argento che le fa da manto, ma che richiama anche la riza delle madonne ortodosse. Proprio quest’elemento, non avendo alcuna decorazione caratterizzante, si è prestato a diventare uno spazio narrativo all’interno del Drappellone. Riprendendo il modello delle antiche corazze romane, sulle quali erano scolpiti bassorilievi celebrativi delle vittorie e delle imprese dei condottieri, l’artista ha scelto di utilizzare questo spazio per inserire la figura di San Francesco, in occasione dell’ottocentesimo anniversario della sua morte. Il Santo è raffigurato assieme al fidato frate Benedetto da Piratro nell’atto della dettatura del cosiddetto “Piccolo testamento di Siena” del 1226, documento che, oltre ad avere un grande importanza storica, è l’elemento che sancisce l’unione storica tra il Santo e la città di Siena. Attorno a San Francesco volano spensierati con aria festosa svariati uccelli, elemento ormai diventato iconico nella raffigurazione del Santo. La Madonna di Provenzano poggia su una colonna, scelta che risponde sia a esigenze compositive sia a motivazioni simboliche. La colonna, infatti, è tradizionalmente associata alla Vergine perché rappresenta il collegamento tra la terra e il cielo. Ai lati della Madonna si dispongono simmetricamente le dieci Contrade che partecipano alla carriera, organizzate in due gruppi da cinque. Sotto la statua della Madonna di Provenzano due cavalli ballano e lottano in un cielo terso. I due cavalli sono uno bianco e uno nero. I colori derivano dalla leggenda che narra che la Balzana di Siena derivi dai colori dei cavalli, uno bianco e uno nero, che i due fratelli Senio e Ascanio, fondatori di Siena e Asciano, usarono nella fuga dallo zio Romolo. I due cavalli sono raffigurati in un atteggiamento festoso e di gioiosa competizione, con le loro movenze che richiamano il mondo dell’assurdo e dell’irrazionale. I due cavalli sono diversi, quasi speculari, ma la loro vicinanza suggerisce che l’uno esiste grazie all’altro. L’artista sembra ricordare che alla radice della sfida vi è anche il piacere del gioco. Così il Drappellone propone una visione del Palio come spazio in cui gli opposti si incontrano, si riconoscono e, simbolicamente, si abbracciano. La danza fra i due animali si svolge su un ricco pavimento che forma idealmente una grande piazza. Il pattern usato per formare il pavimento proviene dalla Sala del Pellegrinaio del Santa Maria della Scala. Dietro i cavalli, un muro di cinta chiude la scena. Sul muro è scritta la data del Palio: 2 luglio 2026. Al di sotto della piazza festosa si sviluppa una cinta muraria sulla quale sono raffigurati i Terzi della città, lo stemma del Sindaco e, al centro, la Balzana di Siena. Le mura si ergono sopra un paesaggio di colli e colline, evocando il profilo caratteristico del territorio senese e il rapporto inscindibile tra la città e il suo ambiente. Sotto Siena prende infine forma l’allegoria di Diana, che dà il nome al leggendario fiume sotterraneo che, secondo la tradizione, scorrerebbe sotto la città. Raffigurata con un’espressione annoiata e rassegnata, Diana attende ancora la propria scoperta, trasformandosi in una presenza ironica e malinconica al tempo stesso, sospesa tra mito, desiderio e memoria collettiva.

“La presentazione del Drappellone – ha spiegato il Sindaco di Siena Nicoletta Fabio – segna l’inizio del percorso che ci accompagnerà fino al Palio: è il momento in cui l’attesa prende finalmente forma e il 2 luglio non è più soltanto una data sul calendario, ma diventa un’emozione condivisa. Ismaele Nones ha saputo interpretare questo spirito con grande sensibilità, realizzando un’opera che guarda alla tradizione non come a un repertorio da ripetere, ma come a una fonte viva di significati, capace di dialogare con il presente. Il suo Drappellone è profondamente rispettoso dell’identità di Siena. Dai richiami al Pellegrinaio del Santa Maria della Scala alla Diana, dai cavalli bianco e nero che evocano le origini della città e la Balzana fino alla Madonna di Provenzano, ogni elemento è inserito in una visione personale e coerente. Particolarmente significativa è la scelta di rappresentare i due cavalli non nella competizione, ma in un atteggiamento giocoso, quasi affettuoso. È un’immagine che invita a riflettere sul senso più autentico della rivalità nel Palio: l’avversario non è soltanto colui contro il quale ci si misura, ma è una presenza indispensabile, perché senza sfida non esiste neppure quella straordinaria forza identitaria che alimenta la vita delle Contrade. Questo Drappellone ci restituisce l’immagine di una Siena nella quale la competizione non cancella il legame, ma lo rafforza; nella quale l’antagonismo convive con il rispetto e le differenze contribuiscono a dare forza a una storia comune. È l’armonia, nel senso più alto del termine, l’augurio che quest’opera consegna alla nostra Festa”.

“Sono orgoglioso, e anche emozionato, di presentare il lavoro di Ismaele Nones – ha dichiarato Davide Ferri, curatore, critico d’arte e direttore artistico Arte Fiera Bologna -. Nones è uno dei principali esponenti della giovane pittura italiana del presente, un linguaggio che sta vivendo, da almeno dieci anni a questa parte, una stagione di grande effervescenza e visibilità nel contesto delle ultime tendenze dell’arte contemporanea. Non c’è niente di più potente, allora, delle possibilità che un’occasione così autorevole come il Palio offre a un’artista del nostro tempo di verificare e rilanciare i tratti salienti della sua poetica, e attraverso un confronto così proficuo con la tradizione. Osservando il Drappellone di Nones, sembra proprio che gli elementi che caratterizzano la storia del Palio e il suo paesaggio di immagini, la Madonna di Provenzano, i simboli della città e delle Contrade, sappiano stare in equilibrio con le forme e i modi della pratica dell’artista: la costruzione dell’immagine su un piano marcatamente bidimensionale che richiama la pittura antica e prerinascimentale; una visionarietà che sembra quindi sempre fare i conti con la storia della pittura; l’inclinazione alla narrazione, a costruire un racconto complesso in un primo piano molto ravvicinato e su fasce di rappresentazione sovrapposte. E al centro del dipinto l’immagine dei due cavalli, uno bianco e uno nero, rappresentati di profilo e in uno slancio ascensionale, che appaiono come sorvegliati dalla figura della Madonna di Provenzano: non solo un’evidenziazione della dimensione agonistica, ma un vero e proprio richiamo a una danza gioiosa e rituale attorno a cui ruota idealmente tutta l’immagine”.

“Questo Drappellone nasce principalmente dalle persone che ho incontrato in questo straordinario percorso – ha spiegato Ismaele Nones, pittore del Palio del 2 luglio 2026 – per questo vorrei fare dei ringraziamenti precisi. Ringrazio la Sindaca Nicoletta Fabio e la Direttrice Michela Eremita per la fiducia che hanno riposto in me e nel mio lavoro dandomi questo incarico. Ringrazio Michela Bacconi e Sara Corti per il prezioso aiuto che mi hanno dato in questi mesi nella gestione di tutta la logistica e della burocrazia. Ringrazio le sarte per la loro eccezionale disponibilità e per aver portato a termine il lavoro nel migliore dei modi. Ringrazio tutte le persone del Comune di Siena che mi hanno supportato e aiutato durante questo periodo. Grazie a Davide Ferri per la presentazione e il fruttuoso dialogo. Un grazie infinito a Emanuela Perra, che da sempre accompagna il mio lavoro con un confronto costante, proficuo e stimolante. Grazie alla Galleria Lunetta 11 per il supporto. Ma il ringraziamento più grande va a tutti i cittadini di Siena, per l’accoglienza, la disponibilità e l’affetto che mi avete dimostrato in questi mesi. Grazie di cuore. Viva il Palio. Viva l’arte”.

Presenti al tavolo delle autorità durante la cerimonia anche gli artisti che hanno realizzato il Masgalano 2026, Antonio Benocci e Beatrice Arcamone, la storica dell’arte Laura Bonelli, a presentare lo stesso Masgalano, e Lucia Pecorelli, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione di Siena che ha offerto l’opera.

Questo pomeriggio, giovedì 26 giugno, all’interno del Cortile del Podestà

Offerta dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
Masgalano 2026, presentata l’opera di Antonio Benocci

E’ stato svelato questo pomeriggio, durante la cerimonia di presentazione del Drappellone del Palio del 2 luglio, il Masgalano 2026, che andrà alla migliore fra le comparse delle diciassette Contrade per eleganza, dignità di portamento e coordinazione nel corso del Corteo Storico che precede sia la Carriera di luglio che quella di agosto. Il premio, realizzato da Antonio Benocci, artista e orafo senese, con il supporto di Berenice Arcamone, giovane artista formatasi alla scuola del Saltarello, è stato presentato dalla storica dell’arte Laura Bonelli e offerto dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione di Siena, per onorare e ricordare la memoria del dottor Enrico “Ghigo” Giannelli, storico e stimato presidente provinciale dell’associazione scomparso nel 2018.

L’opera. La composizione prende ispirazione dall’andamento curvilineo di Piazza del Campo, la cui forma richiama al tempo stesso la lettera “C”, elemento distintivo del simbolo dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Questa struttura principale, realizzata in argento, accoglie una seconda sagoma trasparente in plexiglass sostenuta da sottili colonnini. Nella parte superiore trovano posto le bandiere delle diciassette Contrade di Siena, eseguite in argento traforato. La superficie della conchiglia, lavorata in argento lucido, è impreziosita da motivi decorativi a spina di pesce che evocano l’accoltellato di Piazza del Campo. Completano l’insieme gli stemmi del Comune di Siena, del Magistrato delle Contrade e del Comitato Amici del Palio, a sottolineare il legame dell’opera con le istituzioni e la tradizione paliesca. Elemento centrale della composizione è una mano in argento raffigurata nell’atto di leggere il Braille. Modellata mediante l’assemblaggio e la lavorazione di lastre d’argento saldate tra loro, la mano appare dinamica e protettiva: le dita robuste e arcuate sembrano custodire un bene prezioso, mentre la superficie lucida riflette la luce amplificando il senso di forza, resilienza e accoglienza. La mano indica un leggio realizzato in celluloide, il materiale tradizionalmente impiegato per la scrittura Braille. La trasparenza del supporto consente di intravedere la piazza sottostante, suggerendo simbolicamente il superamento delle barriere attraverso la conoscenza e la cultura. Sul leggio è incisa in Braille la dedica: “Ghigo, guidato dal suo sapere, rese Siena faro per chi vuol vedere”, omaggio alla figura di Enrico Giannelli e alla sua eredità umana e civile. L’opera coniuga così la preziosità dei materiali e la sapienza della tradizione orafa senese con un forte valore simbolico, celebrando il rapporto tra memoria, inclusione, solidarietà e senso di comunità.

Le dichiarazioni. “Presentare il Masgalano 2026 – ha sostenuto Laura Bonelli, storica dell’arte – significa raccontare molto più di un’opera d’arte. Significa raccontare un incontro profondo tra la storia di Siena, la tradizione secolare del Palio e un messaggio di umanità e di inclusione che rende questa creazione particolarmente significativa. Desidero anzitutto ringraziare l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti per avermi affidato questo compito. È anche l’occasione per rendere omaggio a una realtà che, dalla sua fondazione nel 1920, da oltre un secolo si dedica con impegno alla tutela dei diritti delle persone con disabilità visiva. Grazie alla sua azione costante, l’Unione ha accompagnato importanti conquiste civili, favorendo l’inclusione sociale, l’autonomia personale e la piena partecipazione alla vita della comunità, affinché i diritti all’istruzione, al lavoro e alla dignità della persona fossero realmente garantiti a tutti”.

“Vorrei innanzi tutto ringraziare l’amministrazione comunale – ha dichiarato Laura Pecorelli, presidente Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione di Siena – per averci concesso l’onore di offrire il Masgalano per questa annata paliesca. Un desiderio che la nostra associazione coltivava da molti anni e che il nostro ex presidente Massimo Vita ha portato avanti con tanta passione. Nel corso del tempo abbiamo sempre avuto ospitalità e momenti condivisi con le Contrade e sapere che questa opera realizzata magistralmente da Antonio e Berenice sarà per sempre custodita in un museo di una delle diciassette Contrade ci riempie di gioia. Questa occasione ci consente inoltre di dedicare il Masgalano a un nostro carissimo socio ed ex presidente della sezione Enrico Giannelli, Ghigo per gli amici, che aveva Siena, la sua storia, il Palio e il suo Drago nel profondo del cuore. Siamo certi che molti dei presenti ne hanno lo stesso nostro ricordo. Un abbraccio alla figlia Costanza che è oggi presente e a tutta la famiglia. Concludo augurando a tutti gli amici legati alla nostra festa un buon Palio, che trasmette sempre sensazioni forti anche a chi come noi non può vederlo”.

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Marina Pellitteri

Marina Pellitteri direttore responsabile ed editore Aletheia Online

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