Guerra con l’Iran: Jean-Noël Barrot incontra Gideon Saar, ministro degli Esteri israeliano, a Gerusalemme; sedici navi distrutte in un porto iraniano… Le ultime notizie sulla guerra con l’Iran
Durante il colloquio, il signor Barrot dovrebbe affrontare “la situazione della sicurezza, le questioni umanitarie e le prospettive di de-escalation, in linea con gli sforzi diplomatici guidati dal Presidente della Repubblica”, secondo quanto riportato dal Quai d’Orsay.
Un piano per garantire la navigazione nello stretto di Hormuz, snodo delicato e fondamentale dei traffici marittimi, di fatto “sigillato” dagli ayatollah dopo l’escalation militare tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra. L’Italia, insieme ad altri cinque Paesi, dice sì. E sotto il documento – sottoscritto anche da Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone – c’è anche la firma di Giorgia Meloni. Anche se per Roma qualsiasi eventuale intervento avverrebbe esclusivamente sotto l’egida delle Nazioni Unite. La svolta arriva mentre è in corso il Consiglio europeo a Bruxelles, dove gli effetti economici della crisi con Teheran rappresentano uno dei principali nodi sul tavolo.
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Il documento dei leader: “Teheran fermi minacce”
La dichiarazione congiunta dei leader segna un punto politico netto. I sei Paesi “condannano con la massima fermezza i recenti attacchi dell’Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo” e denunciano “la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane”. L’allarme è globale: “Gli effetti delle azioni dell’Iran saranno avvertiti dalle persone in ogni parte del mondo, specialmente dalle più vulnerabili”. Da qui l’appello diretto a Teheran a “cessare immediatamente le sue minacce, il posizionamento di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale”.
Lo scontro politico in Italia, il pressing sull’Onu
L’intesa a sei, sostenuta anche da Roma, accende lo scontro politico interno in Italia. Una parte delle opposizioni attacca duramente l’iniziativa: “Un piano militare con Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Giappone e Olanda per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Così Giorgia Meloni sta portando l’Italia in guerra”, accusano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Dal governo, tuttavia, si invita alla cautela e si ridimensiona la portata dell’accordo. Fonti dell’esecutivo chiariscono che qualsiasi eventuale intervento avverrebbe esclusivamente sotto l’egida delle Nazioni Unite, una linea indicata anche dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Che poi rimarca: “Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa… Riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale”. Sulla stessa posizione il titolare della Farnesina Antonio Tajani, che assicura: in caso di una missione Onu “per garantire l’attraversabilità dello Stretto di Hormuz, noi faremo la nostra parte”.
