Sanità. All’Irst di Meldola (FC) arriva Maya, lo specchio digitale che protegge il cuore di chi è guarito dal cancro. Grazie all’intelligenza artificiale analizza movimenti e posture, consigliando attività fisica, dieta e approfondimenti clinici. L’assessore Fabi: “Un orgoglio ospitare questa sperimentazione, un riconoscimento internazionale per tutto il nostro sistema regionale”
Il progetto fa parte del programma europeo Horizon, finanziato con 6 milioni di euro. Destinatari adolescenti e giovani adulti tra i 15 e i 39 anni con un passato oncologico, i risultati entro il 2028
Bologna – Uno specchio intelligente, di ultimissima generazione, che analizza la postura e i movimenti di chi ha di fronte. Quindi, tramite un sofisticato software di intelligenza artificiale, sa indicare una dieta adeguata o gli esercizi fisici per contrastare lo stress, fino a consigliare un approfondimento specialistico in caso di presenza di segnali di rischio della propria salute.
Si chiama ‘Maya’ (Mirrors supporting healthier lives of adolescents and young adults after cancer) ed è il progetto all’avanguardia che sarà testato all’Irst ‘Dino Amadori’ di Meldola (FC), l’unico italiano dei cinque centri clinici selezionati per sviluppare questa sperimentazione finanziata dal programma europeo Horizon con quasi 6 milioni di euro e che coinvolge 16 enti di ricerca da 10 diversi Paesi. L’altra realtà italiana presente è il Cnr – Istituto di scienza e tecnologia dell’informazione ‘Alessandro Faedo’.
Maya ha un obiettivo molto ambizioso. Sviluppando tecnologie già presenti in ambito commerciale, si propone come un vero e proprio ‘specchio della salute digitale’. Quando il paziente si posiziona di fronte alla piattaforma, è, infatti, in grado di analizzarne la posizione e i movimenti del corpo, unendoli ai parametri biometrici raccolti tramite una bilancia digitale e altri dispositivi come uno smartwatch e un misuratore di pressione. Il risultato è una valutazione del benessere del paziente che l’intelligenza artificiale confronta in tempo reale con le linee guida cliniche e casi analoghi del passato, identificando immediatamente eventuali aree su cui intervenire. Lo specchio dialogherà in prima persona, fornendo consigli alimentari e per la gestione dello stress, un programma di attività fisica e persino lanciando un allarme e indirizzando verso una valutazione specialistica in caso di segnali di rischio.
La categoria target della sperimentazione saranno adolescenti e giovani adulti tra i 15 e i 39 anni che hanno superato una prima diagnosi di tumore. Se i progressi della scienza stanno consentendo a una percentuale sempre maggiore di superare la fase acuta della malattia (oltre l’85% a cinque anni su quasi 1,3 milioni di donne e uomini colpiti ogni anno nel mondo in questa fascia d’età di cui 11mila in Italia), è proprio in quel momento che inizia un secondo tempo fondamentale: una nuova stagione di cura, in cui sono centrali prevenzione (a partire dagli screening), ma anche promozione della salute e tutela della qualità della vita, per ridurre il rischio di complicanze, intercettare precocemente le criticità e contrastare gli effetti tardivi delle terapie oncologiche.
In particolare, Maya si propone di combattere l’aumento della vulnerabilità del cuore e dell’intero apparato cardiovascolare. La sperimentazione sarà testata entro il 2028, quando il prototipo sarà ultimato e gli sviluppatori stimano che possa garantire tra il 30 e il 40% in meno degli eventi cardiaci maggiori, un calo dei ricoveri e una migliore qualità della vita.
“Siamo orgogliosi che l’Emilia-Romagna, tramite uno dei suoi centri più avanzati in campo oncologico, sia protagonista di una sperimentazione così importante- sottolinea l’assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi-. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale non devono spaventarci, perché saranno preziosissimi alleati nella tutela della salute e della diffusione delle politiche di prevenzione per le nostre comunità. La scelta di Meldola è solo l’ultima conferma di come il nostro sistema regionale sia riconosciuto a livello internazionale come all’avanguardia, grazie soprattutto alla presenza di operatori e professionisti dall’elevatissima competenza. Perché senza la passione e la preparazione delle donne e degli uomini della nostra sanità pubblica, nessun software e nessuna apparecchiatura può funzionare. Dunque- conclude Fabi-, continueremo a investire nelle nuove tecnologie come supporto fondamentale per una medicina sempre più a misura di paziente”.
“I risultati che il Consorzio Maya potrà raggiungere, grazie alla sua natura multidisciplinare e alle competenze di ricerca di ciascun ente coinvolto, avranno un impatto estremamente significativo per i pazienti- ha commentato Pietro Cortesi, responsabile del Servizio di Cardioncologia dell’Irst, affiancato nel progetto dall’Ufficio Ricerca, Trasferimento Tecnologico e Formazione-. La partecipazione a questa iniziativa consentirà, in prospettiva, di offrire ai pazienti oncologici l’accesso a soluzioni digitali innovative, pensate per supportare sia la prevenzione delle complicanze cardiache sia percorsi di riabilitazione personalizzati. Si tratta di elementi fondamentali per preservare una buona qualità della vita dopo i trattamenti oncologici. Inoltre, questa collaborazione contribuisce a rafforzare il ruolo di Irst nella ricerca clinica a livello europeo, valorizzando un ambito di crescente rilevanza per il nostro Istituto, quale quello della riabilitazione cardioncologica, oggi considerata un pilastro innovativo dell’assistenza al paziente oncologico”.
“Essere tra i promotori di questo progetto europeo testimonia ancora una volta come Irst sia davvero un luogo dove cura e ricerca dialogano- commenta Cristina Marchesi, direttrice generale Irst-. La presa in carico del paziente oncologico non si esaurisce nella fase acuta della malattia, ma si estende alla gestione delle complicanze a lungo termine. Un approccio che si avvale degli strumenti più innovativi disponibili e che trova nella trasversalità tra le nostre unità il vero motore: la capacità di far convergere competenze diverse per il bene del paziente è il punto di forza che distingue Irst e che rende possibili progetti di questa portata”.
