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Home»ATTUALITÀ»Iran: Donald Trump accetta la tregua di due settimane
ATTUALITÀ

Iran: Donald Trump accetta la tregua di due settimane

Marina PellitteriBy Marina Pellitteri7 Aprile 2026Updated:8 Aprile 2026Nessun commento23 Mins Read
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Tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran. Oggi, 8 aprile 2026, scatta lo stop alla guerra. Donald Trump annuncia il sì al cessate il fuoco, a patto che lo Stretto di Hormuz venga riaperto totalmente. Teheran esulta, affermando che gli Usa hanno accolto in toto il piano in 10 punti presentato dalla Repubblica islamica per porre fine al conflitto.

Guerra con l’Iran: Israele annuncia di “sostenere la decisione del presidente Trump di sospendere gli attacchi” contro Teheran, ma precisa che il cessate il fuoco non include le operazioni in Libano.
Martedì sera, Stati Uniti e Iran hanno concordato una tregua di due settimane nel conflitto in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz, poco più di un’ora prima della scadenza dell’ultimatum di Donald Trump che minacciava di annientare la “civiltà” iraniana.

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Guerre in Medio Oriente
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Lo Stretto di Hormuz, l’asso nella manica dell’Iran.
In Libano, la strategia di Israele viene messa in discussione.

IN DIRETTA, Guerra con l’Iran: Israele annuncia di “sostenere la decisione del presidente Trump di sospendere gli attacchi” contro Teheran, ma precisa che il cessate il fuoco non include le operazioni in Libano.
Martedì sera, Stati Uniti e Iran hanno concordato una tregua di due settimane nel conflitto in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz, poco più di un’ora prima della scadenza dell’ultimatum di Donald Trump che minacciava di annientare la “civiltà” iraniana.

Trasmissione in diretta presentata da Jacky Goldberg e Olivier Touron (servizio fotografico)

05:54
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Il Segretario generale delle Nazioni Unite “accoglie con favore” il cessate il fuoco temporaneo tra Iran e Stati Uniti.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha accolto con favore martedì la tregua di due settimane raggiunta tra Stati Uniti e Iran, ha dichiarato il suo portavoce, esortando al contempo tutte le parti a muoversi verso una pace duratura in Medio Oriente.

“Il Segretario generale accoglie con favore l’annuncio di un cessate il fuoco di due settimane da parte degli Stati Uniti e dell’Iran”, ha dichiarato il suo portavoce, Stéphane Dujarric, in un comunicato. Il leader “invita tutte le parti coinvolte nell’attuale conflitto in Medio Oriente a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e a conformarsi ai termini del cessate il fuoco al fine di aprire la strada a una pace duratura e globale nella regione “, ha aggiunto.

05:24
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Secondo Donald Trump, l’accordo con l’Iran rappresenta una “vittoria totale e completa” per gli Stati Uniti.
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato all’Agence France-Presse (AFP) che gli Stati Uniti hanno conseguito una “vittoria totale e completa” concludendo un accordo di cessate il fuoco di due settimane con l’Iran.

In una breve intervista telefonica, si è rifiutato di dire se avrebbe riproposto le sue minacce iniziali di distruggere le centrali elettriche e i ponti iraniani qualora l’accordo fosse fallito. “Dovrete aspettare e vedere “, ha detto Trump all’AFP. Ha però affermato che la questione dell’uranio iraniano sarebbe stata “risolta alla perfezione “, altrimenti ”  non avrebbe acconsentito”.

Ha aggiunto di ritenere che la Cina abbia incoraggiato l’Iran a sedersi al tavolo dei negoziati per raggiungere un accordo di cessate il fuoco. “Questo è ciò che sento dire “, ha affermato. Il presidente degli Stati Uniti ha in programma una visita a Pechino a maggio per incontrare il suo omologo cinese, Xi Jinping.

La svolta arriva a meno di 2 ore dalla deadline fissata da Trump e dal prospettato ‘attacco totale’ alle centrali elettriche e alle infrastrutture energetiche della Repubblica islamica. Il countdown si ferma prima delle 2 del mattino italiane dell’8 aprile, il limite fissato dal numero 1 della Casa Bianca. La fumata bianca, seppur provvisoria, evita almeno per ora un’ulteriore escalation che per ore è apparsa inevitabile. Lo Stretto di Hormuz, determinante per il 20% del commercio mondiale di petrolio, verrà riaperto e la navigazione riprenderà.

L’annuncio di Trump
“Sulla base delle conversazioni avute con il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif e con il generale Asim Munir, nelle quali mi è stato chiesto di sospendere l’invio di forze distruttive in Iran previsto per questa sera e a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per un periodo di due settimane”, scrive Trump specificando che “si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale”.

“Il motivo di questa decisione è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto con un accordo definitivo riguardante la pace a lungo termine con l’Iran e la pace in Medio Oriente. Abbiamo ricevuto una proposta in 10 punti dall’Iran e riteniamo che sia una base praticabile su cui negoziare. E’ stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l’Iran, un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l’intesa”, aggiunge. “A nome degli Stati Uniti d’America, in qualità di Presidente e anche in rappresentanza dei Paesi del Medio Oriente, è un onore vedere questo problema di lunga data vicino alla risoluzione”, conclude Trump.

L’annuncio di Teheran
“Se gli attacchi nei confronti dell’Iran cessano, le nostre potenti forze armate fermeranno le operazioni difensive”, dice il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi. “Per un periodo di due settimane, sarà possibile il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate dell’Iran e tenendo in considerazione limitazioni tecniche”, aggiunge parlando a nome del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica. Araghchi fa riferimento alla “richiesta degli Stati Uniti di negoziati basati sulla loro proposta articolata in 15 punti” e cita “l’annuncio del presidente degli Stati Uniti in relazione all’accoglimento dello schema generale dei 10 punti proposti dall’Iran come base per le trattative”.

Il premier del Pakistan: “Tregua vale anche per Libano”
“Con la massima umiltà, sono lieto di annunciare che la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America, insieme ai loro alleati, hanno concordato un cessate il fuoco immediato ovunque, compreso il Libano, con effetto immediato”, afferma il premier del Pakistan, Shehbaz Sharif.

“Accolgo con grande favore questo gesto saggio ed esprimo la mia più profonda gratitudine ai leader di entrambi i Paesi, invitando le loro delegazioni a Islamabad venerdì 10 aprile 2026 per ulteriori negoziati volti a raggiungere un accordo definitivo per la risoluzione di tutte le controversie”, aggiunge.

“Entrambe le parti hanno dimostrato notevole saggezza e comprensione, rimanendo costruttivamente impegnate a promuovere la causa della pace e della stabilità. Ci auguriamo vivamente che i ‘colloqui di Islamabad’ portino a una pace duratura, desideriamo condividere altre buone notizie nei prossimi giorni”, conclude.

L’Iran afferma che aprirà lo Stretto di HormuzIsraele rispetterà il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, ma i funzionari sono cauti riguardo all’accordo che sta emergendo.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che l’accordo dell’ultimo minuto era subordinato all’accettazione da parte dell’Iran di sospendere il blocco delle forniture di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz.

La giornata cruciale
“Un’intera cività morirà per non tornare mai più”, il messaggio con cui il presidente americano, nel corso della giornata cruciale, accende la miccia con un immediato effetto a catena. L’Iran interrompe ogni sforzo negoziale, anche se il dialogo non si arena totalmente. “Siamo pronti a tutti gli scenari”, dice il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref. “La sicurezza nazionale e la sostenibilità delle infrastrutture sono oggetto dei nostri calcoli precisi. Il governo ha finalizzato in dettaglio le misure necessarie per tutti gli scenari. Nessuna minaccia è al di fuori della nostra preparazione e capacità di intelligence”, afferma mentre si moltiplicano le manifestazioni di sostegno simbolico della popolazione ai ponti e alle infrastrutture energetiche del Paese.

Le autorità iraniane chiamano a raccolta “giovani, atleti, artisti, studenti e professori universitari”, definiti “patrimonio essenziale” del Paese. La portavoce del governo iraniano, Fatemeh Mohajerani, definisce le minacce di Trump un “segno di ignoranza”. “Mantenere la pace e la sicurezza dei cittadini è la priorità del governo, e le minacce non turberanno la calma pubblica. La porta del dialogo si apre con il rispetto. Il sentiero stretto delle minacce, della meschinità e dell’umiliazione non è una via d’accesso. Minacciare una ‘civiltà’ è, più che altro, un segno di ignoranza verso la storia di una nazione che ha ripetutamente superato le crisi e continua a resistere”, afferma.

Il muro contro muro sembra totale. “L’Iran deve sapere che abbiamo strumenti nel nostro arsenale che finora non abbiamo deciso di usare. Il presidente degli Stati Uniti può decidere di usarli e lo farà se gli iraniani non cambieranno la loro condotta”, dice il vicepresidente americano JD Vance. Nelle sue parole, c’è chi legge un velato riferimento all’ipotesi di impiego di armi nucleari.

Deve intervenire la Casa Bianca per bocciare l’interpretazione: “Non c’è letteralmente nulla in ciò che ha detto il vicepresidente che suggerisca una cosa del genere, branco di buffoni”. Il Pakistan, mediatore tra Washington e Teheran nelle ultime settimane, va a caccia del jolly in extremis: “Affinché la diplomazia possa seguire il suo corso, chiedo vivamente al presidente Trump di prorogare il termine di due settimane. Il Pakistan, in tutta sincerità, chiede ai fratelli iraniani di aprire lo Stretto di Hormuz per un periodo corrispondente di due settimane, come gesto di buona volontà”, l’appello del premier pakistano Sharif. La proposta al fotofinish produce l’esito auspicato: ultimatum congelato.

Guerra con l’Iran: Teheran e il Medio Oriente attendono la decisione di Donald Trump, a poche ore dalla scadenza del suo ultimatum; Emmanuel Macron convoca una riunione del consiglio di difesa mercoledì mattina
“Il regime iraniano ha tempo fino alle 20:00 ora di Washington [le 2:00 di mercoledì a Parigi] per cogliere l’occasione e raggiungere un accordo con gli Stati Uniti. Solo il presidente sa qual è la nostra posizione e cosa farà”, ha dichiarato martedì la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
Tentativo di mediazione del Pakistan a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum all’Iran, Donald Trump. “Affinché la diplomazia possa seguire il suo corso, chiedo vivamente al presidente Trump di prorogare il termine di due settimane”, l’appello lanciato su X dal premier pakistano Shehbaz Sharif, mentre — sottolinea — “gli sforzi volti a una soluzione pacifica del conflitto in corso in Medio Oriente procedono con costanza, determinazione e slancio”.

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Dal fronte americano, però, la linea resta prudente. Trump ha parlato di “negoziati intensi” in corso con Teheran, spiegando di non essere stato ancora “informato del tutto” sulla richiesta pakistana di rinviare la scadenza. Sul premier Sharif, il presidente Usa ha aggiunto: “Lo conosco molto bene, è un uomo molto rispettato”.

“Un’intera civiltà – aveva detto – morirà questa notte, per non tornare mai più. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”. La Casa Bianca ha nel frattempo smentito su X che gli Stati Uniti stiano valutando l’uso dell’arma nucleare contro l’Iran, scagliandosi contro alcune interpretazioni delle dichiarazioni del vicepresidente JD Vance.
Iran, Trump conferma ultimatum: “Intera civiltà forse morirà”. Papa: “Minaccia inaccettabile” – Diretta

Casa Bianca: “Non useremo armi nucleari”. Media Teheran: “Canali di comunicazione con Usa non sono chiusi”. Times: “Mojtaba Khamenei ricoverato in gravi condizioni, non è cosciente”. Raid Usa su isola Kharg

A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum all’Iran, Donald Trump conferma la deadline e torna ad avvertire Teheran. “Un’intera civiltà – ha detto – morirà questa notte, per non tornare mai più. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”. La Casa Bianca ha nel frattempo smentito su X che gli Stati Uniti stiano valutando l’uso dell’arma nucleare contro l’Iran, scagliandosi contro alcune interpretazioni delle dichiarazioni del vicepresidente JD Vance.

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Continuerebbe intanto lo sforzo diplomatico per giungere a un cessate il fuoco. Secondo Axis, nelle ultime 24 ore si sono registrati progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, ma resta improbabile il raggiungimento di un accordo di cessate il fuoco entro la scadenza fissata da Trump (le 20 ora americana, le 2 di notte in Italia). “I canali diplomatici e di colloqui indiretti con gli Stati Uniti non sono chiusi”, si legge sull’account X del Tehran Times, dopo che lo stesso giornale qualche ora fa aveva dato notizia della chiusura di tutti i canali di comunicazione tra Washington e Teheran.

Mojtaba Khamenei, Guida Suprema iraniana, sarebbe nel frattempo ricoverato in un ospedale di Qom, non cosciente e non in grado di governare l’Iran. E in seguito alle minacce di ulteriori attacchi da parte degli Stati Uniti, Teheran ha rivolto un appello ai giovani affinché formino “catene umane” intorno alle centrali elettriche del Paese.

Aggiornamenti disponibili
2 minuti fa
Pakistan: “Chediamo a Trump proroga 2 settimane e a Teheran riapertura Hormuz”

“Affinché la diplomazia possa seguire il suo corso, chiedo vivamente al presidente Trump di prorogare il termine di due settimane. Il Pakistan, in tutta sincerità, chiede ai fratelli iraniani di aprire lo Stretto di Hormuz per un periodo corrispondente di due settimane, come gesto di buona volontà”. Questo l’appello su X del premier pakistano, Shehbaz Sharif, mentre “gli sforzi volti a una soluzione pacifica del conflitto in corso in Medio Oriente procedono con costanza, determinazione e slancio, con la possibilità di portare a risultati concreti nel prossimo futuro”.

Sharif ha inoltre esortato “tutte le parti in conflitto a rispettare ovunque un cessate il fuoco della durata di due settimane, affinché la diplomazia possa giungere a una conclusione definitiva del conflitto, nell’interesse della pace e della stabilità a lungo termine nella regione”.

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9 minuti fa
Crosetto: “Mondo non può permettersi Hormuz venga bloccato per troppo tempo”

”Il mondo non può permettersi che lo stretto di Hormuz venga bloccato per troppo tempo, perché ci rendiamo conto dell’impatto che sta avendo sulle nostre economie, nella vita di ognuno di noi, e parliamo di un petrolio ancora a prezzi bassi, se questo proseguisse potrebbe rialzarsi ancora e sarebbe ancora più grande l’impatto economico. Quindi bisogna riaprire Hormuz prima possibile e per farlo occorre arrivare a una tregua o a una pace”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a ‘Porta a Porta’ su Raiuno in onda stasera.

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18 minuti fa
Nbc: Pentagono propone a Trump obiettivi per evitare accuse crimini guerra

Il Pentagono avrebbe predisposto per il presidente statunitense Donald Trump una serie di opzioni di attacco contro obiettivi iraniani che sono sia militari che civili, nel tentativo di evitare contestazioni legate alla definizione di “crimine di guerra”. Lo riporta Nbc News, citando due funzionari statunitensi.
Secondo quanto riferito, Trump starebbe valutando se dare seguito alla minaccia di colpire infrastrutture critiche iraniane, tra cui ponti, centrali elettriche e impianti di desalinizzazione, alcune delle quali potrebbero rientrare tra obiettivi di natura civile.
Stando alla ricostruzione dell’emittente, tra le opzioni esaminate dal Pentagono figurerebbero infrastrutture a “doppio uso”, cioè utilizzate sia per scopi civili sia militari. Questa classificazione consentirebbe all’amministrazione di sostenere che si tratti di obiettivi legittimamente militari e, di conseguenza, non riconducibili tecnicamente alla definizione di crimine di guerra.

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25 minuti fa
Teheran: “Pronti a tutti gli scenari”

L’Iran è pronto a “tutti gli scenari” a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum per un accordo stabilita dal presidente americano Donald Trimp. Lo ha dichiarato il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref.
“La sicurezza nazionale e la sostenibilità delle infrastrutture sono oggetto dei nostri calcoli precisi. Il governo ha finalizzato in dettaglio le misure necessarie per tutti gli scenari – ha scritto Aref su X – Nessuna minaccia è al di fuori della nostra preparazione e capacità di intelligence”.

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31 minuti fa
Bahrain: operazioni in porto principale sospese da domani

Le operazioni del principale porto del Bahrein saranno “temporaneamente sospese a partire dall’inizio della giornata” di domani. Lo ha annunciato il gestore dello scalo, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum del presidente statunitense Donald Trump, che ha minacciato di colpire infrastrutture essenziali in Iran senza un accordo.
Apm Terminals Bahrain, la società che gestisce il porto di Khalifa Bin Salman, ha dichiarato di “adattarsi costantemente alle circostanze e di aver quindi temporaneamente sospeso le operazioni nelle ultime settimane quando necessario”, secondo un comunicato diffuso all’Afp.

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41 minuti fa
Kuwait ai cittadini: “Da mezzanotte fondamentale restare a casa”

Il Kuwait ha invitato cittadini e residenti a evitare di uscire di casa dalla mezzanotte fino alla mattina di mercoledì, a poche ore dalla scadenza fissata dagli Stati Uniti per un accordo con l’Iran, oltre la quale potrebbero scattare attacchi su larga scala contro infrastrutture civili.
“In base a quanto comunicato dal ministero dell’Interno, è fondamentale che cittadini e residenti restino nelle proprie abitazioni ed evitino di uscire, salvo casi di assoluta urgenza, dalla mezzanotte di martedì 7 aprile fino alle 6 di mercoledì 8 aprile”, si legge in una nota diffusa su X.

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53 minuti fa
Amb. Usa a Riad: “Connazionali riconsiderino pellegrinaggio alla Mecca”

L’ambasciata degli Stati Uniti in Arabia Saudita ha raccomandato ai cittadini americani di riconsiderare la partecipazione all’Hajj di quest’anno, il tradizionale pellegrinaggio islamico alla Mecca, “a causa della situazione di sicurezza in corso e delle interruzioni intermittenti dei viaggi”.

L’Hajj è uno dei cinque pilastri dell’Islam: ogni musulmano che ne abbia la possibilità fisica ed economica è tenuto a compiere almeno una volta nella vita il viaggio religioso verso la città santa.

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Oggi
20:42
Teheran: “Inviato Onu in arrivo per colloqui su Stretto Hormuz”

L’Iran ha annunciato l’arrivo a Teheran di un inviato delle Nazioni Unite incaricato di contribuire alla risoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz, segnalando una ripresa dell’attività diplomatica nonostante le tensioni in corso.
Lo ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza l’ambasciatore iraniano all’Onu Amir-Saeed Iravani, precisando che “l’inviato personale del segretario generale è attualmente in viaggio verso Teheran per proseguire le consultazioni”. Iravani – riporta Iran International – ha aggiunto che l’Iran “è pronto a impegnarsi in modo costruttivo con tutti gli sforzi diplomatici autentici” finalizzati a porre fine al conflitto e a ristabilire la stabilità nello snodo marittimo strategico.

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Oggi
20:31
Crosetto: “Stiamo lavorando perché non ci sia nessuna apocalisse”

”Noi stiamo lavorando perché non ci sia nessuna apocalisse, perché anche se questa guerra non ci riguarda, anche se abbiamo detto fin dall’inizio che la consideriamo illegittima e che non doveva partire nel modo in cui è partita, nonostante quello abbiamo visto che tutto quello che succede anche a migliaia di chilometri di distanza poi si ripercuote su di noi, sulla nostra sicurezza e sulle nostre famiglie. Quindi fino all’ultimo cerchiamo di scongiurare anche dei modi eccessivi con cui fare la guerra. Perché c’è guerra e guerra”. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a ‘Porta a Porta’ in onda stasera su Raiuno.

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Oggi
20:09
Media: per Israele ore ‘drammatiche’ in attesa scadenza ultimatum Trump

Israele si prepara a diversi possibili scenari in vista della scadenza dell’ultimatum lanciato da Donald Trump all’Iran (le 20 negli Stati Uniti, le 2 di notte in Italia), tra l’ipotesi di un cessate il fuoco o di un accordo temporaneo e quella di un’ulteriore espansione degli attacchi oltre quelli già condotti da Israele e Stati Uniti. Lo riporta l’emittente israeliana Channel 12, citando fonti governative.
Secondo funzionari di alto livello, le prossime ore saranno “drammatiche”, anche per il timore che Washington e Teheran possano raggiungere un’intesa dell’ultimo minuto che non affronti pienamente questioni chiave – in particolare il programma nucleare iraniano – e che non tuteli tutti gli interessi israeliani.
Allo stesso tempo, le stesse fonti sottolineano che, se la scadenza fissata da Trump dovesse passare senza un accordo, potrebbe aprirsi una “straordinaria finestra di opportunità” per colpire infrastrutture energetiche, elettriche e altri siti strategici iraniani finora non presi di mira. Secondo l’emittente, Israele e Stati Uniti avrebbero già coordinato una divisione degli obiettivi.

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Oggi
20:03
Rincrescimento dell’Idf per ‘danni collaterali’ a sinagoga Teheran, edificio completamente distrutto

I militari israeliani hanno espresso rincrescimento per quelli che hanno definito come “danni collaterali” a una sinagoga di Teheran colpita in pieno periodo di Pesach durante un raid la scorsa notte contro un comandante iraniano di spicco dopo che i media iraniani hanno reso nota la completa distruzione della sinagoga di Rafi-Nia nel centro della città. “La scorsa notte le Idf hanno colpito un comandante di spicco nella base di emergenza “Khatam al-Anbiya” del regime del terrore iraniano. L’Idf esprime rincrescimento per i danni collaterali alla sinagoga e sottolinea che il raid era diretto “non a un qualsiasi luogo di culto ma a un militare di alto grado nelle forze armate del regime”.

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Oggi
19:55
Wsj: Teheran ha detto a Pakistan che sta vincendo e che ha ancora 15mila missili

L’Iran continuerebbe a mantenere una posizione intransigente nei negoziati e a non mostrare alcun segno di cedimento, scrive il Wall Street Journal. Teheran avrebbe riferito al Pakistan, che sta mediando i colloqui, di ritenere di essere in vantaggio e di aver mantenuto 15.000 missili e 45.000 droni nel proprio arsenale, secondo i mediatori e una persona a conoscenza dei fatti, per i quali le cifre sono probabilmente esagerate, ma riflettono la posizione negoziale irremovibile dell’Iran.

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Oggi
19:45
Guterres: “Molto turbato da parole Trump su morte civiltà”

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha espresso preoccupazione per le parole del presidente americano Donald Trump secondo cui “un’intera civiltà morirà” senza un accordo di cessate il fuoco entro la scadenza delle 20 americane (le 2 di notte in Italia).
Il portavoce Onu Stéphane Dujarric ha dichiarato ai giornalisti che “il segretario generale è molto turbato dalle dichiarazioni che abbiamo ascoltato ieri e ancora questa mattina, dichiarazioni che suggeriscono che un intero popolo o un’intera civiltà possa essere chiamato a pagare le conseguenze di decisioni politiche e militari”.

Teheran: “Minacce Trump distruzione civiltà sono segno ignoranza”

La portavoce del governo iraniano, Fatemeh Mohajerani, ha definito la minaccia del presidente statunitense Donald Trump di “distruggere la civiltà iraniana” un “segno di ignoranza” che non favorisce l’apertura di un dialogo.
Mohajerani – intervistata dall’agenzia ufficiale Irna – ha dichiarato che “mantenere la pace e la sicurezza dei cittadini è la priorità del governo, e le minacce non turberanno la calma pubblica”. “La porta del dialogo si apre con il rispetto; il sentiero stretto delle minacce, della meschinità e dell’umiliazione non è una via d’accesso – ha aggiunto – Minacciare una ‘civiltà’ è, più che altro, un segno di ignoranza verso la storia di una nazione che ha ripetutamente superato le crisi e continua a resistere”.

19:29
Axios: nuove discussioni su colloqui a Islamabad con presenza Vance

Proseguono i negoziati tra Stati Uniti ed Iran prima della scadenza dell’ultimatum di Donald Trump (le 20 ora americana, le 2 di notte in Italia), ed è tornata in discussione la possibilità di un incontro in presenza tra una delegazione statunitense guidata dal vicepresidente J.D. Vance e una delegazione iraniana. Lo riferisce un funzionario americano ad Axios, secondo cui “c’è apertura verso ulteriori colloqui. La settimana scorsa era Ginevra, questa settimana potrebbe essere Islamabad”.
Un’altra tra le opzioni valutate – spiegano sempre fonti americane – è quella di un incontro virtuale tra le squadre negoziali di Stati Uniti e Iran, con il coinvolgimento di mediatori pakistani. Secondo Axios, i negoziati dovrebbero proseguire nelle prossime ore fino alla scadenza fissata da Trump.

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A Qom e a Teheran sono state registrate forti esplosioni e le Forze di Difesa Israeliane avrebbero preso di mira un ponte ferroviario nella città di Kashan. Esplosioni anche sulla strategica isola di Kharg, dove un raid Usa ha colpito diversi “obiettivi militari”.

Guerra con l’Iran: Israele e gli Stati Uniti hanno bombardato l’isola di Kharg, un importante snodo per l’industria petrolifera del Golfo, poche ore prima dell’ultimatum di Donald Trump.
Mentre l’Iran minacciava azioni che avrebbero privato “gli Stati Uniti e i loro alleati” di petrolio e gas “per anni”, “si sono udite diverse esplosioni” nella regione, ha riferito martedì l’agenzia di stampa iraniana Mehr.

Guerra con l’Iran: Israele e gli Stati Uniti hanno bombardato l’isola di Kharg, un importante snodo per l’industria petrolifera del Golfo, poche ore prima dell’ultimatum di Donald Trump.
Mentre l’Iran minacciava azioni che avrebbero privato “gli Stati Uniti e i loro alleati” di petrolio e gas “per anni”, “si sono udite diverse esplosioni” nella regione, ha riferito martedì l’agenzia di stampa iraniana Mehr.

I FATTI ESSENZIALI 
(3)

Donald Trump è “l’unico” a sapere “cosa farà” in Iran, afferma il suo portavoce.
“Il regime iraniano ha tempo fino alle 20:00 ora di Washington per cogliere l’occasione e raggiungere un accordo con gli Stati Uniti. Solo il presidente sa qual è la nostra posizione e cosa farà “, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

Il suo commento è stato espresso in risposta a due domande distinte poste alla Casa Bianca dall’Agence France-Presse: in primo luogo, per chiarire se Donald Trump intendesse usare armi nucleari contro l’Iran e, in secondo luogo, per commentare le notizie di stampa secondo cui Teheran avrebbe interrotto tutte le sue linee di comunicazione con gli Stati Uniti.

18:09

Prendere di mira le infrastrutture civili è “un crimine di guerra”, ci ricorda l’ONU.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha denunciato martedì la “retorica incendiaria” che circonda il conflitto in Medio Oriente, ricordando che colpire le infrastrutture civili è “un crimine di guerra” .

“Secondo il diritto internazionale, attaccare deliberatamente i civili e le infrastrutture civili è un crimine di guerra. Chiunque sia responsabile di crimini internazionali deve essere processato da un tribunale competente “, ha sottolineato Türk in una dichiarazione che non menzionava esplicitamente gli Stati Uniti, l’Iran o Israele.

Donald Trump valuta l’uso delle armi
nucleari contro l’Iran? Mentre l’ultimatum degli Stati Uniti sta per scadere, con la prospettiva di un attacco totale alle infrastrutture iraniane, le parole del vicepresidente americano JD Vance diventano un caso. Gli Stati Uniti hanno “strumenti nel loro arsenale che finora non abbiamo deciso di usare” nella guerra contro l’Iran, dice il numero 2 dell’amministrazione nel corso di una conferenza stampa in Ungheria. Una frase ambigua, sufficiente per alimentare il dubbio sul ricorso ad una soluzione estrema.

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E poco importa che Vance, subito dopo, si dica “fiducioso” che i negoziati eviteranno il loro impiego. Gli Stati Uniti, dice il vicepresidente, hanno “ampiamente raggiunto i loro obiettivi militari”, e con l’Iran “ci saranno molti negoziati” da qui alla scadenza dell’ultimatum fissato dagli Stati Uniti, alle 2 ora italiana di domani, per la riapertura dello Stretto di Hormuz. “Devono sapere che abbiamo strumenti nel nostro arsenale che finora non abbiamo deciso di usare. Il presidente degli Stati Uniti può decidere di usarli, e deciderà di usarli se gli iraniani non cambieranno la loro condotta”, afferma. C’è chi si spinge a leggere nelle parole di Vance un riferimento ad armi fino ad ora non prese in considerazione. E davanti alle ipotesi che includono il ricorso alle armi nucleari, la Casa Bianca è costretta a intervenire formalmente. “Non c’è letteralmente nulla in ciò che ha detto il vicepresidente che suggerisca una cosa del genere, branco di buffoni”, la posizione della Casa Bianca.
Conferenza dove il tycoon ha più volte lanciato la sfida alla Repubblica Islamica sui negoziati, dopo il ‘no’ iraniano alla proposta Usa su una tregua e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Un rifiuto mal digerito dal presidente americano, che ha poi bocciato la controproposta in 10 punti giudicandola “importante”, ma anche “non sufficiente”. “Hanno fatto un passo molto significativo, vedremo cosa succederà”, le parole del tycoon. Che poco dopo, però, è passato nuovamente alle minacce.

L’ultimatum e l’avvertimento a Teheran
Ed è così che, se non si arriverà oggi a un accordo per la fine della guerra che dura ormai quasi da cinque settimane, il leader Usa ha promesso a Teheran che scatenerà “l’inferno”.

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Marina Pellitteri

Marina Pellitteri direttore responsabile ed editore Aletheia Online

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