Legge Energia Umbra, il Consiglio dei Ministri impugna di nuovo le aree non idonee. Assessore Thomas De Luca: “Il Governo ricorre due volte contro la stessa norma con il solo fine di permettere mega-impianti nella Conca eugubina e davanti ad Assisi”
(AUN) – Perugia, 5 giugno 2026 – “È assurdo impugnare due volte la stessa legge al solo scopo di permettere mega-impianti industriali ovunque, anche davanti alla Basilica di Assisi o sul Monte Ingino”. L’assessore regionale all’ambiente e all’energia, Thomas De Luca, commenta così la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la Legge Regionale n. 4 del 7 aprile 2026 recante “Modificazioni e integrazioni di leggi regionali”. Modifiche che adeguavano la legge regionale n. 7 del 16 ottobre 2025 (Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro) al nuovo quadro normativo nazionale definito dai nuovi articoli del Dlgs 190/2024 e agli impegni presi nelle interlocuzioni con il Governo nazionale. Alcune disposizioni, secondo il Governo, sarebbero in contrasto con la normativa italiana ed europea in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, violando gli articoli 97 e 117, terzo comma, della Costituzione.
“Ci troviamo di fronte a un paradosso senza precedenti – dichiara l’assessore Thomas De Luca – nonostante la Regione Umbria abbia lavorato in tempi record per adeguare il testo normativo della precedente LR 7/2025 al mutato quadro nazionale del decreto Transizione 5.0 e del D.lgs 190/2024, in uno spirito di leale collaborazione, il Governo Meloni sceglie nuovamente la via dello scontro. L’obiettivo appare chiaro: scardinare la pianificazione territoriale verso una totale assenza di regole per permettere che dell’Umbria venga fatta carne da macello”.
Il punto centrale della contestazione riguarda la disciplina delle aree non idonee contenuta nell’articolo 88, commi 1 e 2 della legge regionale. Secondo il Consiglio dei Ministri, definire un’area come ‘non idonea’ — ovvero un luogo dove gli obiettivi di protezione ambientale rendono molto probabile un esito negativo del procedimento autorizzativo — violerebbe il principio di imparzialità dell’azione amministrativa (Art. 97 Cost.) e la potestà legislativa nazionale (Art. 117 Cost.), quasi come se l’esito fosse già predeterminato.
“Rigettiamo fermamente questa interpretazione – risponde De Luca – individuare aree non idonee non significa porre divieti assoluti a priori, come abbiamo specificato nel comma 1-bis dell’articolo 88, ma significa esercitare il diritto-dovere di pianificazione per evitare che le aziende perdano tempo e denaro investendo in contesti ad alto rischio di diniego. È un atto di trasparenza verso i proponenti e di tutela verso i cittadini umbri. Sostenere che la pianificazione territoriale violi l’imparzialità è un attacco frontale all’autonomia delle Regioni. È oltretutto sconcertante che sia stata ignorata la nostra richiesta di attendere l’esito del primo contenzioso prima di modificare eventualmente il testo”.
“Sulle aree non idonee non facciamo alcun passo indietro – conclude l’assessore De Luca – non possiamo accettare che la transizione energetica venga calata dall’alto, ignorando le cento consultazioni territoriali svolte con i sindaci di ogni colore politico e le reali vulnerabilità del nostro paesaggio. La nostra visione resta quella di una transizione democratica e governata dai territori che incentivi le Comunità Energetiche Rinnovabili e l’autoconsumo per famiglie e imprese, e che preveda anche impianti industriali ma non in aree non idonee. Andremo in Corte Costituzionale con la consapevolezza di chi difende l’identità dell’Umbria. Non permetteremo che la retorica della destra sulla difesa della Patria si traduca, alla prova dei fatti, nella cessione pezzo per pezzo del nostro territorio a logiche esclusivamente di profitto”.
