Guerra in Medio Oriente: il presidente del parlamento iraniano chiede un cessate il fuoco in Libano e lo sblocco dei beni prima di qualsiasi negoziato.
Nel terzo giorno del cessate il fuoco, le delegazioni iraniana e americana sono attese a Islamabad venerdì per i colloqui che dovrebbero iniziare sabato.
Vance avverte l’Iran: “Non prendeteci in giro ai negoziati”. Trump: “Senza accordo nuovi attacchi” –
Teheran chiede tregua in Libano prima dei colloqui. Israele: “In Libano niente tregua, siamo in guerra”
Resta altissima la tensione tra Usa, Israele, Iran e Libano. Secondo le ultime news di oggi 10 aprile Teheran ha fatto sapere che non parteciperà ai negoziati in Pakistan senza che venga rispettato un cessate il fuoco “su tutti i fronti”, compreso il Libano. Ma le Idf hanno affermato di essere “in stato di guerra” contro Hezbollah in Libano, “non in cessate il fuoco”.
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Il Libano – è stato confermato alla Reuters da un funzionario di alto grado libanese – parteciperà la prossima settimana a una riunione a Washington con rappresentanti americani e israeliani per discutere di un cessate il fuoco.
Intanto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump Donald Trump, prima dei colloqui previsti in Pakistan, torna a minacciare l’Iran con nuove azioni militari se i negoziati dovessero fallire. “Gli iraniani non sembrano rendersi conto di non avere alcuna carta da giocare. L’unico motivo per cui sono ancora in vita oggi è negoziare”.
Si è detto ottimista il vicepresidente statunitense Jd Vance in partenza per Islamabad, dove domani prenderà parte ai negoziati come membro della delegazione americana. “Per me avranno esito positivo” ha detto. “Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede e a tendere una mano, è un conto. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non è poi così disponibile”.
Nel frattempo il presidente del Parlamento di Teheran ha chiesto come condizione prima dei negoziati con gli Usa che vengano attuati il cessate il fuoco in Libano e lo sblocco degli asset iraniani.
Oggi
19:23
Libano, media sauditi: “Domani possibile annuncio cessate il fuoco con Israele”
Potrebbe essere annunciato domani un cessate il fuoco tra Israele e Libano come gesto di buona volontà in vista del via ai negoziati diretti tra le parti, prevista per la prossima settimana negli Usa. Lo ha riferito l’emittente saudita Al Hadath, che parla di intensi sforzi internazionali in corso.
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Oggi
18:28
Libano, media: “Negoziati con Usa si terranno martedì al Dipartimento di Stato”
Si terranno martedì presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti gli annunciati negoziati diretti tra Israele e Libano. Lo ha indicato un funzionario Usa informato sui dettagli dell’incontro citato dal Times of Israel.
Secondo il funzionario, rimasto anonimo, a guidare le delegazioni all’incontro saranno per il Libano l’ambasciatrice a Washington, Nada Hamadeh-Moawad, per Israele l’ambasciatore a Washington, Yechiel Leiter, e per gli Stati Uniti l’ambasciatore a Beirut, Michel Issa. Oggi i tre capi-delegazione avranno un incontro preparatorio al telefono.
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Oggi
17:49
Iran, Trump: “Nostre navi caricano migliori munizioni se falliscono negoziati”
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna a minacciare l’Iran in vista dell’atteso inizio dei colloqui in Pakistan, sostenendo che le navi da guerra Usa stanno caricando le “migliori munizioni” in vista di una possibile ripresa degli attacchi in caso di fallimento dei negoziati. “Lo scopriremo tra circa 24 ore. Lo sapremo presto”, ha detto Trump in un’intervista telefonica al New York Post rispondendo alla domanda se pensasse che i colloqui avrebbero avuto successo. “Stiamo attuando un reset. Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai costruite – persino migliori di quelle che abbiamo usato in precedenza e con cui li abbiamo fatti a pezzi”, ha aggiunto Trump, che ha quindi lanciato un nuovo monito a Teheran: “Se non raggiungeremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace”.
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Oggi
17:27
Iran, negoziati con Usa: ulteriore giorno di festività a Rawalpindi
Le autorità pakistane hanno esteso fino all’11 aprile i giorni di festa a Rawalpindi, città-gemella della capitale Islamabad e importante centro militare del Paese, in vista dell’arrivo delle delegazioni di Stati Uniti e Iran per i negoziati di pace. Lo ha riferito il sito di Dawn, precisando che la decisione è stata presa dal governo del Punjab per motivi di sicurezza. Come ha spiegato il vice commissario, Hassan Waqar, tutti i servizi – compresi quelli di emergenza – resteranno comunque operativi. Già nei giorni precedenti era stata disposta la chiusura di uffici pubblici, oltre alla sospensione delle normali attività lavorative, per due giorni, il 9 e 10 aprile, a Islamabad e Rawalpindi in vista dell’avvio dei negoziati.
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Oggi
17:21
Iran, Mezzaluna Rossa: “Raid hanno danneggiato oltre 125.000 siti civili”
Sono 125.630 gli obiettivi “civili” che sono stati colpiti in Iran durante le operazioni militari avviate il 28 febbraio da Usa e Israele e fermate dalla fragile tregua. E’ la denuncia del capo della Mezzaluna Rossa iraniana, Pirhossein Kolivand, riportata dall’agenzia iraniana Irna e rilanciata dalla tv satellitare al-Jazeera. Secondo Kolivand, risutano danneggiati 339 strutture sanitarie – tra ospedali, farmacie, laboratori e studi medici – e 23.500 locali commerciali.
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Oggi
17:03
Ghalibaf insiste: “Cessate il fuoco in Libano e sblocco asset prima dei negoziati”
“Due delle misure concordate tra le parti devono ancora essere attuate: il cessate il fuoco in Libano e lo sblocco degli asset iraniani bloccati prima dell’avvio dei negoziati. Secondo quanto previsto, entrambe le condizioni dovranno essere rispettate prima dell’inizio dei negoziati”. Lo ha scritto su X il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammed Bagher Ghalibaf, riferendosi ai colloqui con gli Stati Uniti attesi in Pakistan.
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Oggi
16:55
Washington Post: “Delegazione Usa chiederà liberazione connazionali detenuti”
La delegazione americana a Islamabad intende chiedere a Teheran la liberazione dei cittadini statunitensi detenuti nel Paese. Lo hanno riferito al Washington Post fonti informate, secondo cui la richiesta potrebbe tuttavia non essere immediata: se i colloqui dovessero rivelarsi complessi, Washington potrebbe rinviare la questione per non compromettere l’avvio del dialogo, vista la complessiva fragilità del cessate il fuoco annunciato martedì.
Attualmente sarebbero almeno sei gli americani detenuti in Iran, spesso in condizioni considerate arbitrarie. Il Dipartimento di Stato ha recentemente esortato Teheran a “rilasciare immediatamente tutti i cittadini statunitensi”, denunciando una “lunga e vergognosa storia di detenzioni ingiustificate”. Attivisti citati dal Post hanno ricordato come Teheran abbia spesso usato gli ostaggi come leve negoziali, ma potrebbe in questo caso concederne la liberazione come gesto di buona volontà per allentare le tensioni.
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Oggi
16:47
Netanyahu: “Chi muove guerra diplomatica a Israele pagherà prezzo immediato”
I Paesi che “muovono guerra diplomatica” a Israele ne pagheranno “il prezzo immediato”. L’avvertimento arriva dal premier israeliano Benjamin Netanyahu – riferisce il Times of Israel – dopo che Israele ha espulso la Spagna dal Centro di coordinamento civile-militare di Kiryat Gat. Il CMCC supervisiona il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. La Spagna aveva una presenza permanente presso il quartier generale, ha riferito un funzionario israeliano al Times of Israel.
“Israele non resterà in silenzio di fronte a chi ci attacca”, ha affermato in una dichiarazione video il premier. “La Spagna ha diffamato i nostri eroi, i soldati dell’IDF, i soldati dell’esercito più morale del mondo”, ha proseguito Netanyahu. La mossa avrà sicuramente un riscontro positivo alla Casa Bianca. La Spagna ha chiuso il proprio spazio aereo agli aerei statunitensi coinvolti negli attacchi contro l’Iran, dopo aver negato l’uso delle basi militari gestite congiuntamente.
I rapporti tra Gerusalemme e Madrid si sono progressivamente deteriorati e il mese scorso, la Spagna ha richiamato il proprio ambasciatore in Israele. Questa settimana ha rimandato il proprio ambasciatore in Iran. “Coloro che attaccano Israele invece dei regimi terroristici – chiunque lo faccia – non saranno nostri partner per quanto riguarda il futuro della regione”, ha affermato Netanyahu. “Non sono disposto a tollerare questa ipocrisia e questa ostilità”, ha concluso. “Non intendo permettere a nessun paese di muoverci guerra diplomatica senza pagare un prezzo immediato”.
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Oggi
16:21
Iran, pedaggi a Hormuz: costi sui produttori Golfo ma impatto limitato su barile
L’eventuale introduzione di pedaggi da parte dell’Iran nello Stretto di Hormuz rischia di scaricare il grosso dei costi sui Paesi del Golfo, mentre l’impatto su prezzi globali del barile ed economie occidentali resterebbe limitato. E’ quanto emerge da analisi di economisti citate dal Wall Street Journal, secondo cui questa asimmetria potrebbe ridurre gli incentivi di Stati Uniti ed altre potenze a opporsi a un’intesa con Teheran.
L’Iran, infatti, spinge per il riconoscimento formale del suo diritto a imporre tariffe sul transito delle petroliere – circa un dollaro al barile, fino a due milioni di dollari a nave – nell’ambito dei negoziati per mettere fine alla guerra. Una misura che, secondo gli analisti, violerebbe il diritto internazionale e segnerebbe un ulteriore passo verso la frammentazione del commercio globale, considerando che dallo stretto transita circa un quarto del petrolio trasportato via mare a livello mondiale. Nonostante il cessate il fuoco tra Teheran e Washington, il passaggio resta di fatto sotto controllo iraniano e fortemente limitato. I flussi quotidiani sono crollati da oltre 100 navi prima della guerra a poche unità. Secondo fonti iraniane, il traffico potrebbe essere ristretto a una decina di navi al giorno, soggette a pagamento per un passaggio sicuro. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nelle scorse ore è tornato ad accusare l’Iran di bloccare il passaggio del petrolio attraverso Hormuz. “Non è questo l’accordo che abbiamo!”, ha scandito.
Gli economisti ritengono che, essendo il petrolio una commodity con prezzo globale, i produttori del Golfo – come Kuwait ed Emirati Arabi Uniti – non possano trasferire facilmente il costo sui clienti senza perdere competitività rispetto ad altri esportatori come gli Stati Uniti, non soggetti al pedaggio. Di conseguenza, sarebbero costretti ad assorbire fino all’85-90% del balzello, per un totale stimato fino a 14 miliardi di dollari annui.
L’effetto sui prezzi internazionali sarebbe invece marginale: tra 5 e 40 centesimi al barile, una frazione rispetto all’aumento di 30-35 dollari registrato dall’inizio del conflitto. Per questo, secondo diversi analisti, un accordo sui pedaggi potrebbe comunque risultare conveniente per i Paesi del Golfo, pur di ripristinare il transito.
Parallelamente, però, cresce la preoccupazione a livello strategico. L’introduzione di un sistema di pedaggi a Hormuz, oltre a mettere in discussione il principio della libertà di navigazione, pilastro dell’ordine commerciale globale, potrebbe creare un precedente per altri ‘colli di bottiglia’ marittimi nel mondo. Soprattutto garantirebbe a Teheran entrate miliardarie e un nuovo strumento di pressione geopolitica.
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Oggi
16:00
Libano, almeno 8 membri forze sicurezza uccisi in raid israeliani
Almeno otto membri delle forze di sicurezza libanesi sono rimasti uccisi nei raid sferrati da Israele sulla città di Nabatiyé. A darne notizia è stata l’Agenzia di stampa ufficiale Ani, riferendo di una serie di “violenti raid dell’aeronautica” israeliana, uno dei quali ha colpito l’Ufficio della sicurezza dello stato.
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Oggi
15:45
Iran, Trump: “Il più potente reset del mondo”
“Il più potente reset del mondo”. E’ quello che ha scritto in un post su Truth social Donald Trump, presumibilmente in un riferimento ai colloqui di domani in Pakistan con l’Iran e mentre la prossima settimana dovrebbero essere avviati i negoziati tra Israele e Libano.
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Oggi
15:42
Iran, Vance: “Delegazione Usa non disponibile a prese in giro”
“Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede e a tendere una mano, è un conto. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non è poi così disponibile”. Lo ha detto il vicepresidente statunitense Jd Vance, parlando ai giornalisti prima della partenza per Islamabad, dove da domani si terranno i negoziati con Teheran.
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Oggi
15:15
Iran, Teheran: “Con Paesi Golfo mantenute relazioni forti malgrado danni collaterali guerra”
L’Iran asserisce, tramite l’ambasciatore a Tashkent, Mohammad Ali Eskandari, di aver “mantenuto relazioni forti con i Paesi del Golfo malgrado i danni collaterali (così il diplomatico definisce i raid con missili e droni iraniani contro i Paesi vicini sin dal primo giorno della guerra, ndr.) causati dalla guerra avviata dagli Stati Uniti e da Israele”.
“Non sorprende quindi che che le popolazioni di tali Paesi accolgano con favore i nostri raid di risposta contro le basi americane nei loro Paesi”, ha aggiunto, senza precisare che sono stati colpiti anche siti dell’energia o industriali nel Qatar, negli Emirati arabi Uniti, in Arabia saudita e nel Kuwait. I Paesi del Golfo, ha aggiunto, hanno versato agli Usa somme ingenti per garantire la loro sicurezza “eppure il mondo può ora constatare come gli Usa proteggono i loro alleati”.
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Oggi
15:00
Iran, Emirati: “Rivaluteremo rapporti nella regione e non solo”
Gli Emirati arabi uniti, protagonisti nel 2020 degli Accordi di Abramo, promettono che rivaluteranno quali siano i partner nella regione su cui poter “contare” dopo essere stati obiettivo, insieme ad altri Paesi della regione, della ‘risposta’ iraniana alle operazioni militari di Usa e Israele avviate lo scorso 28 febbraio contro la Repubblica islamica e fermate da una fragile tregua. Abu Dhabi rivaluterà con attenzione le “relazioni a livello regionale e internazionale”, si legge in un post su X di Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino, che promette una “revisione razionale delle nostre priorità”, considerata la “via verso il futuro”.
A marzo Gargash non aveva risparmiato critiche alle “istituzioni arabe e islamiche”, ai “principali” Paesi arabi e islamici, accusati di non aver dimostrato sostegno ai Paesi del Golfo “in tempi difficili”, durante la “vile aggressione iraniana”.
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Oggi
14:45
Iran, militari di Kiev hanno aiutato Paesi Golfo a respingere attacchi droni Teheran
Militari ucraini hanno aiutato Paesi del Golfo a respingere droni iraniani durante la guerra con l’Iran, ha reso noto il Presidente ucraino Volodymir Zelensky. “Si, abbiamo distrutto droni iraniani Shahed. E non in un solo Paese. Per me, si tratta di un successo”, ha dichiarato, dopo che nelle ultime settimane ha annunciato gli accordi a lungo termine e di cooperazione raggiunti con alcuni Paesi della regione – Qatar, Arabia saudita, Emirati arabi uniti – per condividere l’expertise maturata da Kiev in questi anni di guerra con la Russia per contrastare i droni ‘made in Iran’. Militari ucraini sono stati dispiegati nei Paesi interessati dal nuovo conflitto non solo quindi per definire le specifiche tecniche degli accordi ma anche per essere operativi da subito, quindi. Per spiegare alle forze locali come operare i sistemi per intercettare i droni. Accordi simili a quelli già definiti con tre Paesi del Golfo sono in discussione con Oman, Kuwait e Bahrain, ha anticipato Zelensky.
