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Home»CRONACA»COMUNICATI STAMPA»Dalla memoria al presente: Officine della Cultura in tournée per il Giorno della Memoria 2026
COMUNICATI STAMPA

Dalla memoria al presente: Officine della Cultura in tournée per il Giorno della Memoria 2026

Marina PellitteriBy Marina Pellitteri22 Gennaio 2026Nessun commento6 Mins Read
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Dalla memoria al presente: Officine della Cultura in tournée per il Giorno della Memoria 2026

“Le tre notti del ‘43”, “Qechì Kinnòr”, “Un autunno d’agosto” e “Matteotti – Anatomia di un fascismo” con Ottavia Piccolo, questi gli attesi appuntamenti tra memoria, dialogo e impegno civile a firma della cooperativa aretina

In occasione del Giorno della Memoria 2026, Officine della Cultura porterà in tournée nei teatri italiani quattro produzioni artistiche che intrecciano musica, parola e testimonianza, trasformando il palcoscenico in uno spazio di ascolto e responsabilità collettiva. Una proposta culturale, quella della Residenza Artistica Culturale aretina, che non intende limitarsi alla commemorazione, ma che rivendica con forza l’urgenza del ricordo come atto quotidiano, necessario oggi più che mai, in un tempo in cui il mondo sembra smarrire l’orientamento e rinunciare a quel principio essenziale che dovrebbe guidare ogni scelta: l’umanità.

Il Giorno della Memoria, commemorando la liberazione del campo di Auschwitz del 27 gennaio 1945, nasce per ricordare la Shoah, ovvero lo sterminio del popolo ebraico, e le persecuzioni razziali, tra le più grandi ferite della storia contemporanea. Ma questa ricorrenza richiama anche la memoria dell’internamento, della violenza e dello sterminio di tante altre minoranze e comunità perseguitate dal nazifascismo: rom e sinti, persone con disabilità, omosessuali, testimoni di Geova, oppositori politici, prigionieri di guerra, internati militari italiani, massoni, slavi e popolazioni dell’Europa orientale e tutte le “vite considerate indegne”, cancellate perché non conformi, non utili, non accettabili.

Ricordare significa allora non solo commemorare le vittime, ma interrogare il presente. Significa riconoscere che la disumanizzazione non nasce mai all’improvviso: è preceduta da parole, scelte politiche, indifferenze, silenzi, esclusioni. Per questo, accanto alla memoria, è necessario il dialogo non solo con l’altro, ma con la storia. Perché un mondo “a misura d’umanità” non è garantito per sempre: ha bisogno ogni giorno di essere immaginato, costruito e difeso, anche con il teatro, anche attraverso la musica.

«Il Giorno della Memoria non può essere un rito che si esaurisce in una data. Deve essere una pratica civile e culturale che continua – dichiara Massimo Ferri, Presidente di Officine della Cultura -. La nostra cooperativa sceglie il teatro perché il teatro è il luogo dove la comunità si riunisce, si guarda negli occhi e si fa domande. La Shoah ci obbliga a ricordare fin dove può arrivare l’uomo quando smette di riconoscere l’altro come essere umano. Ma la Memoria riguarda anche tutte le minoranze perseguitate, internate, sterminate, umiliate: chi era considerato ‘diverso’, ‘inferiore’, ‘pericoloso’, semplicemente perché esisteva. Oggi vediamo un mondo che sembra scegliere la logica della paura, della chiusura, del nemico, dell’indifferenza. Per questo serve il dialogo insieme al ricordo: perché solo così possiamo costruire un futuro più giusto, al di là di quanti “mai più” si possano dire».

Il viaggio teatrale proposto da Officine della Cultura in occasione del Giorno della Memoria 2026 si aprirà domenica 25 gennaio alle ore 10, quando Enrico Fink e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo – Luca Roccia Baldini (basso), Massimiliano Dragoni (salterio, percussioni), Massimo Ferri (chitarra, bouzouki), Gianni Micheli (clarinetto basso), Mariel Tahiraj (violino) – saranno al Teatro La Fenice di Venezia con lo spettacolo “Le tre notti del ’43. Giorgio Bassani, Florestano Vancini e Guido Fink”. Un percorso di musica e parola che ricostruisce la notte del 15 novembre 1943, quando a Ferrara la violenza fascista culminò nell’eccidio del Castello Estense: una riflessione intensa sulle responsabilità italiane durante il fascismo, a partire da testimonianze dirette e dal racconto di Bassani, fino al film di Vancini. Perché la parte difficile della memoria non è solo ricordare le vittime, ma trovare il coraggio di guardare i carnefici e riconoscerli per quello che sono: i nostri.

Il viaggio proseguirà lunedì 26 gennaio, con un doppio appuntamento. Alle ore 17, presso il Giardino d’Inverno di Villa Bertelli a Forte dei Marmi, Enrico Fink e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo porteranno in scena “Qechì Kinnòr (prendi il violino)”, concerto che si fa racconto: un viaggio nella tradizione musicale ebraica italiana, capace di attraversare oltre duemila anni di storia, tra canti delle sinagoghe, incontri di culture e contaminazioni sonore. Un patrimonio spesso poco conosciuto, che parla di convivenze e separazioni forzate, ma anche di mescolanze sorprendenti, restituendo al pubblico una pagina preziosa e dimenticata del nostro patrimonio culturale. Nella stessa giornata, lunedì 26 gennaio alle ore 21, al Teatro Comunale Mario Spina di Castiglion Fiorentino, Luisa Cattaneo, Gabriele Giaffreda e Madoka Funatsu saranno protagonisti di “Un autunno d’agosto”, tratto dall’omonimo romanzo di Agnese Pini. Lo spettacolo porta alla luce uno degli eccidi nazifascisti meno conosciuti ma drammaticamente emblematici: il 19 agosto 1944, a San Terenzo Monti in Lunigiana, 159 vittime, in prevalenza donne e bambini, avviate alla morte in un silenzio irreale rotto dal suono di un organetto. Un racconto dedicato agli ultimi, che interroga l’umano e ciò di cui è capace quando la guerra libera la sua crudeltà più feroce: una memoria necessaria per trasformare l’orrore in coscienza e la coscienza in impegno. Lo spettacolo andrà in replica nella mattina di martedì 27 per gli studenti di Castiglion Fiorentino.

Martedì 27 gennaio alle ore 20.30, al Teatro Comunale di Ferrara, Ottavia Piccolo sarà in scena insieme a I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo con “Matteotti. Anatomia di un fascismo” di Stefano Massini, con regia di Sandra Mangini. Il racconto prende avvio dal pomeriggio del 10 giugno 1924, quando Matteotti viene rapito e assassinato: un’opera che ripercorre l’ascesa del fascismo e la sua logica eversiva, la riduzione al silenzio delle voci dissenzienti, l’uso sistematico della forza. A cento anni di distanza è il teatro a farsi testimone, affidando alle parole e alla musica l’urgenza di smascherare i meccanismi di ogni autoritarismo, vecchio o nuovo. “Matteotti” sarà in replica anche la mattina del 27 in una rappresentazione rivolta agli studenti ferraresi. La tournée di “Matteotti. Anatomia di un fascismo” continuerà mercoledì 28 gennaio al Teatro Sociale di Stradella (PV) e si concluderà giovedì 29 gennaio al Teatro Sociale di Pinerolo (TO), rinnovando di sera in sera l’impegno di “parlare” – con lucidità e responsabilità – per difendere il valore della memoria come coscienza civile del presente.

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Marina Pellitteri

Marina Pellitteri direttore responsabile ed editore Aletheia Online

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