Roberto Latini presenta una rilettura contemporanea dell’Antigone di Anouilh.
Il dramma, composto durante l’occupazione nazista della Francia, rielabora il mito adattandolo alla situazione storica vissuta dall’autore, presentata in modo ambiguo per superare la censura.
Antigone, figura archetipica che oltrepassa i confini del tempo, rimanendo eterna nella sua essenza, simbolo universale di ribellione diventa un’indagine intima sull’essenza dell’essere umano.
La regia di Roberto Latini, anche interprete di Antigone, dirige Manuela Kustermann (Nutrice) in un dialogo tra ragione, giustizia, leggi umane e morali. Coprodotto dal Teatro di Roma e La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello, il cast include anche Silvia Battaglio (Ismene), Ilaria Drago (Emone) e Francesca Mazza (Creonte). Le due eroine sono completamente diverse,
Antigone di Sofocle è un’eroina monumentale. Quando invoca le norme non scritte, difende un ordine universale antico che nessun proclama umano può cancellare. Agisce in nome del legame di sangue (philía). Antigone è un’eroina sola ma irremovibile, simbolo della resistenza contro ogni forma di tirannia.
L’ Antigone di Anouilh perde la corazza mitica e diventa una ragazza fragile, magra e introversa. Non le importa della religione o della politica in senso stretto. Di fronte a Creonte, scopre che i fratelli erano entrambi corrotti, ma prosegue ugualmente verso la morte. Il suo è un gesto gratuito, assoluto e anarchico, dettato dal rifiuto di accettare la mediocrità del vivere quotidiano.
