Il Ministero degli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha denunciato “una pericolosa escalation”, sottolineando che il Paese si riserva il diritto di rappresaglia. L’Iran, dal canto suo, ha affermato di “non avere intenzione di colpire gli Emirati”.
Il Libano, schiacciato dalle bombe israeliane
Lo Stretto di Hormuz, l’asso nella manica dell’Iran.
Una petroliera ancorata nello Stretto di Hormuz, al largo della costa di Bandar Abbas, nell’Iran meridionale, in una foto ottenuta dall’agenzia di stampa iraniana ISNA il 2 maggio 2026. – AMIRHOSSEIN KHORGOOEI/AFP
IN DIRETTA, Guerra in Medio Oriente: il ministro degli Esteri iraniano avverte gli Stati Uniti di una possibile “palude”
Abbas Araghtchi ha esortato Washington a dare priorità alla mediazione del Pakistan. Ha inoltre invitato Abu Dhabi a fare lo stesso, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato lunedì di essere stati presi di mira da un attacco di droni iraniani e di aver intercettato missili da crociera, nei primi attacchi di Teheran in oltre un mese.
La fragile tregua tra Stati Uniti e Iran spezzata dai colpi sparati da entrambi i Paesi nello Stretto di Hormuz. Manca ancora la conferma ufficiale, ma la guerra tra Washington e Teheran è di fatto ripartita, con la Repubblica islamica ora all’attacco anche dei Paesi vicini, tra droni e missili scagliati contro gli Emirati e l’Oman.
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Ed è in questo clima sempre più teso – e ormai quasi irrimediabilmente compromesso – che arriva l’ultima delle minacce di Donald Trump al’Iran. Il Paese, ha avvertito, “scomparirà dalla faccia della Terra”
se attaccherà le navi Usa impegnate nell’annunciato Project Freedom, il piano del tycoon per riaprire Hormuz.
