Isidoro
di e con Enrico Ianniello
liberamente tratto dal romanzo La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin
regia Pau Miró
disegno luci Lluis Serra
costumi Ortensia de Francesco
videoproiezione Jordi Homs
responsabile di produzione Meri Notario
produzione Teatre Akadémia Barcelona / La Fanfola, Barcelona /
Casa del Contemporaneo, Napoli
A quarantasei anni dal Terremoto dell’Irpinia del 1980, e a dieci anni dal romanzo che ha incantato pubblico e critica, La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, Enrico Ianniello, con la regia di Pau Mirò, porta in scena una storia che è insieme sogno e ferita.
Isidoro è un bambino felice, nato nell’Irpinia degli anni ’70, in un mondo fatto di cose semplici, di fiere di paese, di mani impastate di farina e di amore quotidiano.
Ma dentro di lui abita qualcosa di straordinario: un suono impossibile, un dono misterioso, una voce che è fischio e grido insieme. È il suo “urlafischio”, una lingua che non esiste eppure riesce a dire tutto ciò che le parole non sanno dire.
Con suo padre Quirino — poeta per necessità, sindacalista per giustizia, innamorato per destino — Isidoro costruisce un sogno: un “fischiabolario” per dare voce agli ultimi, per proteggersi dalla durezza del mondo, per trasformare l’offesa in musica, la paura in libertà. E accanto a loro, Stella di Mare, madre luminosa, che tiene insieme ogni cosa con la dolcezza delle sue mani e il profumo caldo delle sue paste. Poi arriva l’estate del 1980: Isidoro attraversa paesi, fiere, sguardi pieni di stupore. La gente si ferma, ascolta, si emoziona. Perfino da lontano, dalla Francia, arriva chi vuole capire quel bambino capace di parlare al mondo senza parole.
E per un attimo sembra possibile che quel suono possa cambiare tutto. Che una rivoluzione gentile, fatta di fischi e meraviglia, possa davvero esistere.
Purtroppo, quel terribile 23 novembre del 1980 è alle porte. Il terremoto seppellirà per sempre l’infanzia e la voce del prodigioso Isidoro.
