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Limpidezza formale e dissoluzione timbrica, canto cristallino e pittura di luci e silenzi: il recital di Boris Berman costruisce un dialogo tra due vertici assoluti della musica europea, solo in apparenza lontani. Dalla Sonata K. 330, dove sotto la perfezione mozartiana si nasconde sempre unโombra, un presagio, una malinconia improvvisa, ai dodici Prรฉludes del primo libro di Debussy, in cui il pianoforte diventa tavolozza di risonanze e silenzi. Tra i due poli non cโรจ frattura, ma una sottile linea di continuitร : entrambi cercano la massima eloquenza con la massima economia di mezzi, entrambi affidano al suono, alla sua qualitร , al suo peso, al suo respiro, il cuore del discorso musicale.
Boris Berman porta a Siena la sua personalitร musicale, frutto di una carriera costruita in oltre cinquanta paesi, una discografia pluripremiata e decenni di insegnamento alla Yale School of Music, dove dirige il Dipartimento di Pianoforte. Alla Chigiana รจ di casa anche come docente del C-GAP: interprete e pedagogo che incarna, come pochi, lโunione tra la grande tradizione esecutiva e la piรน alta formazione.
