“Le Supplici” in scena al teatro greco di Segesta.
Regia Moni Ovadia e Mario Incudine
musiche Mario Incudine con la collaborazione di Antonio Vasta
scene Gianni Carluccio
costumi Elisa Sav
movimenti coreografici Dario La Ferla
con Moni Ovadia, Mario Incudine, Federica Luna Vincenti, Paride Benassai, Giovanni Calcagno e con Alessandra Salamida, Rita Abele, Aurora Cimino, Federica Gurrieri
e con i musicisti Antonio Vasta, Manfredi Tumminello e Pino Ricosta e Coro delle supplici in collaborazione Tindari Festival
produzione Associazione Spettacolo Cultura APS con Goldenart in collaborazione con INDA, distribuzione nazionale: A.S.C. Production Srl.
Le Supplici narrano della fuga delle figlie di Danao dall’Egitto ad Argo per evitare le nozze con i figli di Egitto, fratello di Danao. Lo scenario presenta una κοινοβωμία, un «altare comune», su cui sono dislocate le statue di alcune divinità. Alla zona della κοινοβωμία, posta al di fuori dell’abitato di Argo, in prossimità del mare, si avvicina il coro delle Danaidi che rievoca le vicende della loro progenitrice, Io figlia di Inaco, fuggita di terra in terra da Argo, dove era stata sacerdotessa di Era, fino in Egitto, dove aveva generato Epafo.
L’opera viene celebrata per la sua sconvolgente modernità sul tema cruciale dell’accoglienza, della democrazia e della tutela della libertà. Le “Supplici”, un esperimento Europeo al Teatro Antico di Siracusa tra Sacro e Profano e’ andato in scena presso il teatro greco di Segesta il 15 agosto 2026.
Moni Ovadia ne “Le Supplici”, pone la problematica del processo di rivisitazione del teatro antico in direzione dell’adeguamento allo spirito moderno e alla cultura del nostro tempo.
L’attote regista ha tentato la via de lu cuntu siciliano, trasformando il testo di Eschilo in un musical contemporaneo dentro il quale è rimasta la classicita’ evocata nei ritmi orientali di tipo giambico.
Bellissima l’interpretazione sia delle Argive, le supplici, sia del re, sia la musica coinvolgente prodotta da strumenti appartenenti all’area mediterranea e greca, dal bouzouki alla fisarmonica, e altri strumenti, che rievocano mondi lontani e affascinanti legati al mondo contadino e orientale, ma anche africano.
Le Supplici ci hanno dato la sensazione di essere membri di tribù africane alle prese col potere precostituito, sia nei movimenti sia nei comportamenti coreografici.
La coreografia è stata molto curata nei dettagli e i movimenti lenti, ripetitivi hanno trasmesso suggestioni particolari e puculiari, che hanno dato una incisività al musical.
L’acceso diverbio tra Pelasgo e l’Araldo degli Egizi giocato sul ritmo di una serrata sticomitia tra siciliano e greco moderno, ha rappresentato il momento in cui mondi remoti, lingue di epoche distanti, civiltà contrapposte si sono incrociati e compresi.
